QPGA: la piccola grande avventura di Claudio Baglioni
Sono passati 40 anni da quando Claudio Baglioni pubblicò negli anni ‘70 il secondo album Questo Piccolo Grande Amore, la cui title-track omonima divenne una delle canzoni d'amore più conosciute e amate di tutti i tempi, simbolo del pop italiano, eppure, a distanza di tempo, il progetto "QPGA 2008 Opera Pop" si prospetta essere ancora una volta un grande successo per il musicista romano.
QPGA prevede difatti un doppio album, seguito poi da un concerto, un film e un romanzo, per raccontare, da quattro diversi punti di vista, la storia di un brano, divenuto un pezzo di storia italiana, ma anche l'esperienza, le gioie e i dolori di un ragazzo di 19 anni che con quell'album, nel giro di due settimane, conobbe la notorietà piazzandosi al secondo posto della classifica dei dischi più venduti. L'idea originale avrebbe previsto due LP, ma a quei tempi vi erano i vinili e le case discografiche non erano molto ben propense nel rischiare, soprattutto con un cantante giovane che era appena agli inizi. Oggi però le cose sono cambiate e Questo Piccolo Grande Amore è pronto per essere riarmonizzato, risuonato e reinterpretato da Baglioni, entusiasta nel vedere prendere forma e vita il duplice album, nel quale vi saranno numerosi ospiti che avranno per lo più il ruolo di "grafittari", essendo dei camei o delle meteore sonore. Inoltre vi saranno anche tracce ritrovate, idee di brani composti allora ma mai realizzati prima e pezzi nuovi scritti appositamente, per un totale di 36 brani.
Il fine artistico è quello di dare un senso compiuto a un album concept che in quegli anni raccontava di un'epoca, di una generazione che unita si riversava nelle Piazze pronta a manifestare e che con coraggio difendeva i propri sogni, i propri ideali e che si ritroverà in 15 tracce, come "Piazza del Popolo", "Begli Amici!", "La prima volta", "Porta Portese", e, in particolare, in una canzone d'amore che da anni ormai non appartiene più solamente a Claudio Baglioni, ma anche a tutti gli ascoltatori che hanno fatto di "Questo Piccolo Grande Amore" la loro canzone. La colonna sonora ideale di un amore durato o meno per tutta la vita, ma vissuto sicuramente con intensità e passione, e che, nel Febbraio del 2009, vedremo anche narrata sul grande schermo (Aurora Film e Medusa Film) attraverso i volti di Giulia (Mary Petruolo) e Andrea (Emanuele Bosi), per la regia di Ricardo Donna. Un pop movie che si avvale del supporto musicale di Baglioni per raccontare una storia d'amore tenera, romantica, ma anche di grande concretezza.
Infine, tre città - Milano, Roma, Napoli - sono state scelte come teatro per tre grandi live con oltre due ore e mezza di grande musica dal vivo, supportate da immagini tratte dal film e proiettate su uno schermo, come una sorta di music-movie, duranti i quali parola e musica si fonderanno per presentare in anteprima questa nuova opera pop. Il QPGA è quindi un progetto dalle ampie prospettive e aspettative con il quale Claudio Baglioni spera di riuscire nel suo nuovo intento: "raccontare una storia che non dura tutta la vita, ma che la cambia per sempre".
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espalisa / Annalisa Esposito alle 16:42 cinema, interviste, concerti, claudio baglioni, musica italiana, pop , whipart, qpga
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Intervista: Giovanni Nuti e la sua piccola ape furibonda
Anticipa l'uscita del nuovo album dell'artista di origini toscane il singolo, Una piccola ape furibonda, ultima testimonianza artistica della compianta poetessa milanese Alda Merini, che con Giovanni Nuti aveva un sodalizio umano e artistico (musical-poetico), concretizzatosi in dischi e concerti. Un'intervista per raccontarsi e per raccontare, attraverso alcuni ricordi, della sua "musa ispiratrice", della sua amica, del modello di artista a 360° che rappresentava Alda Merini.
D: Da venerdì 6 novembre è in rotazione radiofonica "Una piccola ape furibonda", che anticipa l'uscita del tuo nuovo album. Che tipo di riscontro ti aspetti di ricevere? Considerato che è anche l'ultimo album segnato dalla "presenza fisica" della poetessa milanese Alda Merini, recentemente scomparsa.
R: "Una piccola ape furibonda", come hai detto tu, anticipa il nuovo album con i testi di Alda Merini che uscirà all'inizio dell'anno nuovo. Spero il riscontro sia positivo e soprattutto che queste "leggende sonore", come Alda Merini definiva le nostre canzoni, possano arrivare a tutti, perché il linguaggio di Alda Merini, così diretto e "passionale", ha la capacità di arrivare sia alle persone colte che ai non colti. Quindi mi aspetto, perché no, un successo popolare. Si ha tanto bisogno di cibo per l'anima e le nostre poesie-canzoni possono esserlo.
D: Com'è nata e come si è sviluppata nel corso degli anni la collaborazione con Alda Merini?
R: La mia collaborazione artistica con Alda Merini è iniziata nel 1993 e, nel corso degli anni, si è sempre più rafforzata, grazie anche a una frequentazione assidua: ci si vedeva e ci si sentiva molto spesso. Avendo avuto modo di entrare nel suo universo quotidiano, è stato più facile per me musicare i suoi versi.
D: Come hanno influito le parole di Alda Merini nella composizione dei tuoi brani?
R: I versi della Merini hanno avuto un ruolo fondamentale per la mia musica. Come ho sempre detto, i suoi versi, essendo già di per sé musicali, hanno facilitato la mia composizione. Poi la bellezza delle sue poesie è sempre stata molto stimolante per me e in perfetta sintonia con il mio sentire.
D: A differenza degli altri brani, in "Una piccola ape furibonda" si tratta di aforismi e non di poesie. Hai riscontrato delle sottrazioni o delle aggiunte nella messa in musica?
R: "Una piccola ape furibonda" è la "canzone degli aforismi". Nata per gioco e con la pretesa di divertire, ma nello stesso tempo di colpire nel profondo come tutti gli aforismi-saette della Merini. Mi sono molto divertito a confezionare un abito musicale ritmato e "rabbiosamente" allegro, proprio per evidenziare questa sua bruciante ironia. E' stato naturale musicarla, con la stessa gioia con cui ho musicato le poesie.
D: Quale album con la poetessa milanese, ti ha regalato maggiori emozioni?
R: Tutto il mio lavoro con Alda Merini è stato una costante fonte di grandi emozioni. Non escluderei nulla. A partire da "Milva canta Merini", l'album con il quale ho propiziato l'incontro artistico tra due personalità molto forti, al "Poema della croce", in cui abbiamo sposato l'ispirazione religiosa dei sui versi al pathos di una grande orchestra, a "Rasoi di seta", così ricco di registri e "suoni" diversi (dall'organo di chiesa alle chitarre distorte), e adesso quest'ultimo lavoro, che rappresenta a mio giudizio, un passo ulteriore verso l'essenzialità, la semplicità.
D: Quale sarà invece il ricordo indelebile legato alla "musa dei Navigli"?
R: Pomeriggi a Milano d'inverno, nella sua casa magica, piena zeppa di ricordi. Io al pianoforte, che le canto "L'Albatros", e Alda che si commuove.
D: Inizi a studiare pianoforte classico all'età di dieci anni. Come ha influito la Musica classica nella tua formazione artistica?
R: Io ho grande facilità nel comporre melodie: sono un "melodista" naturale. Sicuramente aver ascoltato molto Mozart, Verdi e Puccini, penso mi abbia aiutato molto, oltre alla predisposizione che ho.
D: Nel 1989 esce l'album d'esordio "Al parco dei silenzi" che vede la collaborazione di Enrico Ruggeri. Che tipo di esperienza è stata?
R: Enrico Ruggeri è una persona estremamente sensibile e intelligente, nonché grande artista. Non ho avuto modo di frequentarlo molto purtroppo, ma ho fatto tesoro delle indicazioni che mi ha dato. Per me scrisse un bellissimo testo dal titolo "Notti di miele".
D: Quando hai avuto la tua prima occasione e quando invece hai iniziato a riscontrare un certa "notorietà" da parte di pubblico e critica?
R:Quando partecipai nel 1991 al Festival di Sanremo col brano "Non è poesia". Per un certo periodo non potei più uscire di casa senza essere avvicinato da fan che mi chiedevano gli autografi, ma non era quello che m'importava. M'importava crescere come uomo e come artista e la musica, assieme alla poesia, sono state lo strumento per dare un senso alla mia vita.
D: Se dovessi catalogarti, dove ti collocheresti nel panorama musicale italiano?
R: Non so risponderti. Posso dirti che spesso, quando vengo intervistato, il giornalista alla fine mi dice che non è come intervistare gli altri artisti della musica leggera e con questo non dico di essere migliore, né peggiore, per carità, ma probabilmente sono un'altra cosa: un po' un alieno direi, catapultato su questa terra dal passato o forse dal futuro della musica.
D: Che tipo di rapporto hai con il web e con la comunicazione via internet (social network, chat, myspace, etc)?
R: Navigo abbastanza in internet. Trovo che sia una grande ricchezza e una grande opportunità di contatti e comunicazione. Ovviamente non deve sostituire quello che sono i rapporti umani, altrimenti diventa un modo negativo di isolarsi e questo non fa bene. Come tutte le cose va usato in maniera equilibrata. Anche un monaco che abusa delle preghiere può andare in delirio.
D: Quali progetti seguiranno la pubblicazione del tuo nuovo album? Ti vedremo impegnato in un tour?
R: Assolutamente sì. Un tour nei teatri d'Italia per far conoscere il mio lungo lavoro fatto assieme a questa grande poetessa che è Alda Merini.
D: C'è un altro posto, oltre alla tua città di origine (Viareggio), dove ti senti a ‘casa'?
R: Sono nato a Viareggio, ma poi i miei genitori si trasferirono a Sarzana. Molto presto venni a Milano, che considero ormai la mia città, la mia casa.
D: Quali sogni vorresti ancora realizzare? Traguardi che vorresti raggiungere?
R: Ho avuto molto dalla vita sino adesso. Aver condiviso una parte del mio percorso con Alda Merini penso sia il sogno di moltissimi giovani e io l'ho coronato. Il sogno è quello di continuare a cantare, e scrivere musica, che sono le urgenze del mio cuore. Voglio far arrivare a più gente possibile, e non solo in Italia, la mia musica e la poesia di Alda. Penso che possa fare bene allo spirito in un momento come questo, di vuoto e apparenza.
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espalisa / Annalisa Esposito alle 15:45 interviste, musica italiana, alda merini, whipart, giovanni nuti
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E’ per mangiarti meglio: poesia, immagini, favole e oggetti, contenute in un unico disco
Da un'idea di Francesca Dragoni e Maurizio Freddano nascono nell'estate del 2004, tra i campi di girasole e i vigneti della campagna umbra, i Petramante.
Hanno diviso il palco in giro per l'Italia con Subsonica, Bugo, Eugenio Bennato, Paolo Benvegnù, Andrea Rivera, MauMau ed altri, oltre ad una incursione in terra austriaca e dal 2006 producono personalmente in serie limitata un vino, il "petramante", bianco o rosso in base alle raccolte dell'anno.
Il loro primo disco, E' per mangiarti meglio, prodotto da MarteLabel insieme a X-Beat, è un ‘frutto' di notevole interesse, soprattutto per le atmosfere percepite e per le melodie efficaci e sapientemente connesse l'una con l'altra, come se le 10 tracce fossero episodi di un unico romanzo. Coadiuvante importante è la voce della vocalist, Francesca Dragoni (voce e chitarra), che attrae per fascino e per la dimestichezza che ha nel sapersi destreggiare tra ballate dolci, romantiche e un rock efficiente e interessante. Compongono il resto della band: Simone Stopponi (chitarra), Maurizio Freddano (basso), Alessandro Graziani (batteria).
Le canzoni meglio riuscite e che si distinguono per efficacia e magnetismo sono: "Atterro" (traccia n°1), dove la voce prima decisa e poi soffiante, e viceversa, di Francesca si adatta caparbiamente ad una base pronta ad esaltarne le peculiarità al momento giusto; "L'arnia" (traccia n°4) è una mela caduta leggermente lontana dall'albero, caratterizzata da sonorità decisamente più accattivanti rispetto alle altre, anche se non sostenute con efficacia fino alla fine; "La prepotenza" (traccia n°7) ha batteria, basso e chitarra che la fan da padrone e conquistano senza indugio; "Ferragosto (tutt'al più muoio)" (traccia n°8) riporta indietro nel tempo, proiettando immagini bucoliche colme di spensieratezza; in "Chissà chi" (traccia n°9) il connubio tra la chitarra e il pianoforte crea una ballata che riesce a trasmettere diverse emozioni. Ascoltando l'album tutto d'un fiato, oltre a percepire l'autenticità della materia sonora, si riescono a riscontrare molte influenze musicali italiane, da Paola Turci a L'Aura, da Marlene Kuntz a Carmen Consoli, che qualificano maggiormente e piacevolmente il prodotto. In questo caso, infatti, il rimando ad artisti apprezzati e che possiedono un talento molto personale nel comunicare emozioni, sensazioni e quanto altro si voglia "pretendere" da un cantante, è un'aggiunta ai Petramante e non una sottrazione. Inoltre, il talento artistico del gruppo viterbese è sviscerato anche attraverso l'artwork del booklet che trae ispirazione dall'immaginario fantastico delle favole rimandando alla mela di Biancaneve in copertina, il the preso alla cena di "Buon NON Compleanno" in Alice nel paese delle meraviglie, fino al titolo stesso, citazione famosa del Lupo di Cappuccetto Rosso.
Semplicità, immaginazione, impressioni ed espressioni di quattro vite, riunitesi per trovare un punto di osservazione assolutamente nuovo partendo dai dettagli quotidiani, dall'anima, dai sensi: Francesca oltre a scrivere e cantare lavora in libreria e dipinge, Maurizio suona il basso, ama cucinare e produce il vino che Simone va in giro a vendere, questi si occupa di musica in radio e quando torna suona la chitarra, Alessandro vive in auto ed è batterista di mestiere.
Si vedono spesso intorno ad un tavolo per mangiare assieme, tanto quanto per provare.
Due di loro vivono insieme.
Uno di loro è padre.
Tutti e quattro sono innamorati.
Etichetta: Marte Label/X-Beat/Goodfellas
Anno: 2009
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espalisa / Annalisa Esposito alle 15:45 musica italiana, indie, esordio, whipart
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Nostalgia e sentimento per il primo album di Roberta Carrieri
Osservando l'immagine frontale del booklet dell'album Dico a tutti così, mi aspetto di ascoltare un'opera prima dalle forti sonorità, disarmante: potenza dei luoghi comuni. Quel che invece si riscontra ascoltando il disco solista di
Dico a tutti così è composto da 12 episodi che parlano di storie immaginate o desiderate, come abiti da indossare a seconda della medesima o simil situazione. Il primo brano "Vorrei", è il ricordo di un momento da volere rivivere come se fosse accaduto il giorno prima, di sguardi dolci difficili da accantonare; un sogno vissuto a metà, interrotto dal mattino e dall'amara luce del risveglio. "Mia madre" catapulta in un'atmosfera più intima, tra flash di un passato incompreso e atteggiamenti negati: è col canto che ci si libera di quelle parole mai dette. In un "Angolino" riponiamo tutti gli abbracci rubati, i ricordi più consumati, i segreti confidati, esaltati dal suono ancestrale del banjo, suonato magistralmente da Cesare Basile, e dal violino di Matteo Livraga. La traccia n°4, "Se potessi", rompe l'andamento pacato e carica di potenza la voce della Carrieri, supportata intensamente da dobro (Cesare Basile) e chitarra elettrica (Lorenzo Corti). "Foglie" è caratterizzato invece dall'aggiunta di voce di Mauro Ermanno Giovanardi (La Crus), riprendendo sonorità a tratti soffocate a tratti acute, come foglie che vengono mosse dal vento come una scossa. La traccia successiva, "Bianca", rivitalizza e marca l'album di vivacità e quotidianità attraverso la storia di Bianca, appunto, la protagonista. "Non ci sei mai" riacquista ritmi nostalgici e parole che vanno dritte al cuore; violino e pianoforte esaltano e scandiscono la preparazione di una donna prima di uscire per poi rifugiarsi in una timida consolazione. La quiete dopo la tempesta arriva con "Sereno di pioggia", brano dal forte impatto emozionale che recupera paure, speranze di un giorno duplicato, mentre "Tu che sei" riporta un raggio di sole in questo quadro di sonorità a volte troppo cupe, anche se i tasti premono ancora una volta sulle contraddizioni dell'amore: «Tu che sei il mio amore dovresti sapere di quando danzo felice. E se sei il mio respiro, ascolta quello che il mio respiro ti dice». I toni dimessi ma avvolgenti di "Spalanca" (track n°10) conducono verso estati andate, inverni a venire, stanze e candidi respiri. Chiudono la tracklist i brani "Angelo bianco dagli occhi cerchiati" e "Dico a tutti così": due brani che non si diversificano di molto da quelli precedentemente ascoltati.
Dal punto di vista degli arrangiamenti e dei testi, è un disco ben fatto, ma con un bagaglio sonoro forse sovraccaricato di "abbondante" nostalgia, sentimento e romanticismo, con note adagiate fin troppo a lungo su un pentagramma, senza smuoversi, senza cercare un cambio di direzione, una sperimentazione. Il talento di Roberta Carrieri c'è e si sente, ma in alcuni momenti ciò che non colpisce è più forte di quel che risalta immediatamente, ossia la sua voce magnetica e seducente.
Dopo 12 brani l'attenzione verso i dettagli è calata e un riascolto del disco potrebbe risultare non piacevole, ciononostate, nel complesso, è un disco d'esordio che merita attenzione.
Etichetta: X-Beat/Goodfellas
Anno: 2009
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espalisa / Annalisa Esposito alle 15:45 musica italiana, esordio, whipart, roberta carrieri
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Mani Nude: il disco del disincanto, dell’ enfasi e delle melodie disarmanti
Mani Nude (prodotto da Altipiani, distribuzione CNImusic), disco d'esordio di Enrico Pezza, è un' enorme scatola piena di racconti, storie quotidiane e realtà vissute; un manifesto di concretezza da cui trarre spunti di riflessione; un cannocchiale attraverso il quale osservare il mondo con un punto di vista particolare di un'artista diverso, maturo, critico.
Nato a Sora (FR) nel 1977, Enrico Pezza vive ad Arce (FR) fino al 1995. Trasferitosi in seguito a Roma per studiare Medicina, inizia a frequentare, con una vespa e una chitarra, i tanti locali di musica, fino a diventare lui stesso il protagonista di tante serate.
Presentato il 26 aprile presso l'Auditorium di Roma, l' album Mani nude è un esperimento: 11 brani che tracciano un sentiero di dissapori, illusioni, parole e parole, espressioni comuni e fugaci, inciampando in quel che sono le nostre paure, i nostri ricordi di un passato documentato e di un futuro non accertato. Sonorità che indagano e menzionano (track3, "El pocho"), proiettando immagini ora colorate ora bianche e nere. Il suo stile cantautorale è pregno d'influenze disarmanti e riconoscibili soprattutto nel De Andrè padre e in quegli autori italiani distintisi per essere riusciti a smuovere le coscienze attraverso le canzoni. Testi e arrangiamenti profondi, essenziali, articolati al punto giusto, che non eccedono e non guastano.
Mani Nude è un viaggio invece ricco di spensieratezza, da intraprendere ad ogni ora e in qualsiasi giorno, lasciandosi semplicemente avvolgere dalle memorie, dai ricordi, dalle testimonianze di esperienze vissute senza retorica, senza pretese, senza lasciare nulla al caso. Passi brevi o lunghi per trovare un angolo di pace, verso quel mondo che ci raccontano, che ci propinano, che leggiamo, che osserviamo e che cataloghiamo. La società dei magnaccioni, degli amori, delle virtù che decadono, delle poesie e della musica, delle relazioni complicate, di quelle "attraenti" e di quei cliché convenzionali da cui cerchiamo insistentemente da allontanarci e in cui troppo spesso ricadiamo. Un Romanzo infinito di vite vissute, apparentemente capite e non totalmente ricostruite, in cui riflettersi, in cui specchiarsi, per addormentarsi sereni, con una comprensione mistica, grazie ad una musica sottile, fine, elegante e catartica.
Cit. «Quello che più mi piacerebbe offrire al pubblico è la stessa visione del mondo che vorrò tramandare a mio figlio: spunti di riflessione per tentare di riportare alla luce, tra le macerie del "benessere", il fascino della semplicità e della complessità della vita». Enrico Pezza
Etichetta: Altipiani, distribuzione CNImusic
Anno: 2009
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espalisa / Annalisa Esposito alle 15:43 musica italiana, esordio, whipart, altipiani, enrico pezza
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Vieni al Maninalto!Festival - MEI 2009 e vinci un cd!
Presentati al Padiglione M con la mail di conferma vincita e potrai scegliere il cd di uno degli artisti presenti al Maninalto! Festival, che avrà luogo sabato 28 novembre 2009 presso l'agriturismo IL LAGHETTO DEL SOLE di Faenza.
Il premio andrà ai primi 2 utenti che invieranno una e.mail a - annalisaesposito.whipart@gmail.com - specificando nell'oggetto "CONTEST MEI 2009 - MANINALTO! FESTIVAL" entro le ore 12.00 di giovedì 26 novembre 2009.
PARTECIPA AL CONTEST!
espalisa / Annalisa Esposito alle 11:30 musica, concerti, musica italiana, contest, lunatik, whipart, mei 2009
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Vinci il MEI e diventa Indipendente per 2 giorni!
Non perdere tempo e partecipa al Contest!
I biglietti a disposizione sono 10! e sono validi per le giornate del 28 e 29 novembre 2009
Segui poi il Contest su Whipart.it per sapere se hai vinto!
I vincitori ritireranno i biglietti direttamente in Cassa all'entrata del MEI, portando con sé l'e-mail di conferma il 28 novembre e/o il 29 novembre 2009.
espalisa / Annalisa Esposito alle 11:48 musica, concerti, musica italiana, contest, lunatik, whipart, mei 2009
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La vita è un film che abbiamo già visto? Tra le note del nuovo album di Nerolidio, Mutamenti, vi è la presunta risposta
Primitivi, come primordiali, come necessari, come rudimentali, così sono i Mutamenti cantanti da Nerolidio, all'anagrafe Riccardo Busana, nato il 27 agosto 1967 e cresciuto artisticamente, tra i grandi autori e compositori di musica classica come Rossini, Puccini e Verdi, per poi scoprire il rock, in particolare quello britannico (Deep Purple e Black Sabbath), il jazz (George Benson e Miles Davis) e il cantautorato italiano (Lucio Dalla, Claudio Baglioni e Zucchero). Nel corso degli anni la passione per la musica aumenta sempre più e il cantautore comasco, dopo una serie di esibizioni come chitarrista turnista in vari locali del Nord Italia, inizia diverse collaborazioni importanti, come la stesura di testi e arrangiamenti per Davide Van De Sfroos. Nel 1991 fonda a Como una Scuola di musica, dove insegna chitarra e contemporaneamente approfondisce il suo stile cantautorale con la composizione di nuovi brani. Il 2001 è l'anno del suo primo lavoro, Riflessi, un disco autoprodotto con una forte matrice sonora pop.
Il secondo album, Mutamenti, edito da Egea Music e uscito il 28 settembre 2009, spazia tra i generi e si circonda di sonorità ricercate e accattivanti. Un disco per nulla eterogeno che ammalia e conquista proprio per questa peculiarità. Ascoltando la prima traccia omonima, proseguendo poi fino alla n°3, si ha come la percezione di essere investiti da una moltitudine di suoni carichi di allegria, vitalità, brio: note che si capovolgono e si ricostruiscono su di un pentagramma pronto ad ospitarle assieme a parole che cercano un senso. I testi di Nerolidio sono d'altronde poesie che raccontano di viaggi, sogni inaspettati e inattesi, capaci di creare atmosfere surreali, attimi di pace ("Non credevo capitasse", track n°4), ma anche scritti che descrivono grandi e piccole realtà: il brano "La grande pentola" racconta l'esperienza di tre anni dell'artista come insegnante all'interno di una struttura penitenziaria, a stretto contatto con i detenuti che gli ha permesso di conoscere un' ambiente molto diverso da quello che si immagina fuori dai cancelli.
Canzoni che puntano alla riflessione, al mutamento interno e che si adagiano su suoni profondi, magnetici e melodie incantatorie. Nerolidio pone l'accento sulle cose semplici che molte volte si danno per scontate, dimenticandosi delle bellezze che ci circondano, evitando soprattutto di analizzare il problema, ovvero la società in cui viviamo, spesso fonte di verità non capite, non comprese, per ignoranza, per superficialità, per mancanza di tempo e di interesse. "Tesa sul deserto" (track n° 8) è una divulgazione su quello che accade in Medioriente, Palestina, ma anche africa, Iran: i più deboli sono calpestati nei loro diritti più elementari; illusi e ingannati tra disinformazione, guerre sante e nuove armi.
Temi importanti ma cantati senza retorica e senza la presunzione di poter dare risposte, perché la musica smuove incondizionalmente. Basta un genere, una melodia, una parola, a tracciare confini, richiami logici che possono creare spunti su cui riflettere. Una musica che coinvolge e muta: quel che si ha dentro, quel che si conosce, quel che si osserva, quel che s'ignora, senza obbligatoriamente attutire i sintomi dell'indifferenza, della non curanza.
«Dove le parole finiscono, inizia la musica». H. HEINE
ETICHETTA: Egea Music
ANNO: 2009
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Dal cinema al teatro: viaggio dietro le quinte dei film di Sergio Leone con C’era una volta il cinema
D: A che età ha visto il primo film di Sergio Leone? E quali emozioni le ha suscitato?
R: A 13 anni, era il '64. Mi ha cambiato la vita, come le canzoni dei Beatles, i romanzi di Moravia e di Bukowski.
D: Come nasce l'idea di uno spettacolo dedicato ai film di Sergio Leone?
R: Sergio muore il 30 aprile '89. Mi sono detto: devo fare qualcosa di importante, di unico per ricordarlo. Incomincio ad andare in giro per le Scuole Superiori a parlare di Leone-Morricone. I ragazzi ne rimanevano affascinati. Quello è l'embrione di "C'era una volta il Cinema". Nel '97, la prima data, penso: vado avanti due anni. Così nel '99 celebro simbolicamente il decennale della morte di Leone. Sono ancora in giro dopo 12 anni e il 19 novembre celebro la 300^ replica.
D: Lo spettacolo "C'era una volta il cinema" torna a Milano dopo 12 anni. La formula originaria rimane la stessa o sono stati apportati dei cambiamenti?
R: L'impalcatura rimane la stessa. Ma ogni sera cambio qualcosa, un dettaglio, un movimento di scena.
D: Che tipo di riscontro si aspetta dal ritorno di "C'era una volta al cinema" al Teatro Sala Fontana di Milano dal 10 al 20 novembre 2009?
R: Quello che è sempre accaduto in questi 12 anni: l'entusiasmo e l'emozione della gente. Mi aspetto la gente in camerino che mi dice: da stasera guarderò i film di leone con occhio diverso.
D: Funziona raccontare il Cinema a Teatro?
R: I musical ispirati ai film funzionano. Spettacoli sulla falsariga del mio ne hanno realizzati pochissimi. E hanno avuto vite brevissime, 3, 4 repliche. Poi hanno chiuso.
D: C'è un altro progetto legato al cinema che le piacerebbe portare a Teatro?
R: No. Leone è il massimo per me. Sto pensando a un altro progetto. Ma ne parliamo un'altra volta.
D: Quali sono secondo lei i film che hanno maggiormente caratterizzato la carriera di Sergio Leone e perché?
R: Tutti. Aggiungerei la corsa delle quadrighe in "Ben Hur" di William Wyler girata da Leone. Già da lì si poteva intuire il genio del cineasta.
D: Qual è il ricordo più emozionante legato all'incontro con "il Maestro"?
R: Quando mi raccontò la prima scena di "C'era una volta Leningrado", il film che non ha mai girato, se n'è andato poco prima del primo ciak. Fu l'ultima volta che lo vidi.
D: E' giornalista professionista dal 1980. Com'è cambiato il giornalismo da allora?
R: Di vero giornalismo in giro ne vedo poco. I giovani hanno un po' perso quel senso di gioia e curiosità che ispirò i miei maestri e quelli della mia generazione.
D: Che cosa ne pensa delle varie forme di comunicazione presenti sul web? Dai blog privati a quelli appartenenti a giornalisti noti? Per passare poi per facebook e myspace?
R: I blog mi piacciono, rivelano la personalità di chi vi scrive. Sono il diario del 21° secolo. Facebook e Myspace come le email e Google sono strumenti utili. L'importante è non farsi usare da loro. Ma usarli.
D: Radio, televisione, teatro. In quali di questi ambiti si sente più a suo agio?
R: Dappertutto. Non tralascerei la gioia che mi dà ancora oggi vedere la mia firma in capo a un articolo di giornale.
D: Attualmente è su 7Gold come conduttore del programma Diretta Stadio e opinionista e responsabile del calciomercato nel Processo di Biscardi. Il calcio lo vive da tifoso, da spettatore o semplice appassionato?
R: Da giornalista appassionato. Cerco le notizie, cerco i riscontri. Ormai lo fanno in pochi.
D: Esistono trasmissioni intelligenti? Se si, quali sono?
R: Esistono persone intelligenti che fanno tv e che hanno molto da dire oltre al format che conducono.
D: In Teatro, ha anche presentato Let It Beatles, dedicato ai Beatles. Che ruolo ha la musica nella sua vita?
R: Enorme. Purtroppo sento sempre meno musica buona in giro.
D: «Mi sembra che oggi il cinema rischi una vera e propria regressione, trasformandosi in un intrattenimento puramente infantile» affermava Sergio Leone. Che tipo di riscontro o di percezione ha invece lei del cinema odierno?
R: Sergio si riferiva a certi film americani degli Anni '80. Nel cinema di oggi credo manchi un regista come Leone che sappia raccontare una storia sullo sfondo di un dramma sociale e umano come faceva lui. In parte ci riesce Clint Eastwood. E sappiamo da che scuola proviene...
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espalisa / Annalisa Esposito alle 21:47 musica, cinema, interviste, teatro, whipart, fabio santini
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Natale quest’anno arriva in anticipo: il primo Regalo da scartare è il disco d’esordio di AIRÌN
Una miscela di regine, colori, situazioni, verità nascoste e storie di vita quotidiana contraddistinguono il primo Disco della cantautrice milanese Airìn.
Irene Maggi, in arte AIRÌN, nata a Milano nel 1986, prima di arrivare alla pubblicazione de Il Regalo, ha rimbalzato tra città e università diverse, lavorando come pizzaiola, cameriera, cassiera al supermercato, segretaria, baby sitter e gelataia. Tutti la chiamano AIRÌN e così lo sceglie come nome d'arte. Inizia a scrivere le proprie canzoni, anche grazie all'incontro con Enrico Gabrielli(Afterhours ndr). Dal 2007 a oggi compone e incide brani e si esibisce in numerosi concerti in club e festival per l'Italia, dividendo il palco con artisti come L'Aura, Il Genio, Marta Sui Tubi. Nel 2008 è ammessa alla Scuola Civica di Jazz di Milano dove studia tuttora e pubblica un Ep autoprodotto. A maggio 2009 è finalista del concorso "Tra musica e parole" e a ottobre 2009 sarà tra le dieci finaliste del premio "Bianca D'Aponte".
Indossati i panni di Alice, Airin ci porta nel suo Paese delle Meraviglie, caratterizzato da ironia e mistero, regine, belle bambine, fate, uomo nero e, a volte, anche tanto silenzio. Un silenzio magico che non esiste, ma che si percepisce, attraverso note che provengono dall'io più confuso e che si nascondono tra le trame di una delle 9 tracce eseguite ne Il Regalo. Un pacco da scartare in anticipo costruito su in fitto intreccio di strumenti, passando da arrangiamenti classici per ensemble di archi e fiati, a situazioni più moderne, campionamenti elettronici, fino a sperimentazioni con strumenti come diamonica, flauti giocattolo e kalimba.
Traccia dopo traccia mi sovvengono sempre più a mente tre artiste che con la loro personalità e le loro peculiarità musicali sono "esempi di talento" da cui lasciarsi influenzare: Rachele Bastreghi (Baustelle), Cristina Donà e Elisa. Il disco di Airin è un prodotto musicale adatto ad ogni tipo di orecchio, poiché immediato e costantemente emozionale, con macchie di cinismo e immagini da analizzare, suoni fiabeschi e sonorità concilianti. "Fiume senz'argini" (track n°1) è un passo indietro, che si costruisce su quelle sonorità care ai film degli anni '60/70 in cui la protagonista indiscussa era una vivace e giovane Rita Pavone. Elementi celestiali e mix di suoni jazzistici compongono "Voglia di credermi bella", e confluiscono nella successiva "Ti amo da due giorni". "Danza di violenza" è espressione di un particolare stato d'animo, mentre "Il regalo" è rivelazione di un connubio perfetto: quello tra Airin e Dino Fumaretto (voce), oltre ad essere un singolo molto ben riuscito. Divertenti situazioni legate a sentimenti diversi divengono una storia funerea cantata con ironia e vitalità in "Andare a un funerale". La traccia n° 7, "Regina", non permette titubanze, va dritta al cuore, esplodendo e cavalcando parole che si intersecano e si attaccano all'emotività più infinita, scortando tristezza, malinconia e speranza. "Stasera" è una canzone di pochissime parole fatta di ricerche per smettere di pensare. L'ultima traccia, "The first time", assegna un respiro internazionale a Il Regalo, ma soprattutto carica Airin di visioni future, che saranno sicuramente ricche di occasioni grazie alle quali le sue doti interpretative acquisteranno la meritata attenzione.
Etichetta:Adesiva Discografica
Anno:2009
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espalisa / Annalisa Esposito alle 15:03 alternative, musica italiana, indie, whipart, airin, irene maggi
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Compilation Lunatik : i fuoriclasse di settembre
15 canzoni gratis per lunatici convinti. Artisti, emergenti e affermati, scelti per dimostrare che la buona musica può essere alla portata di tutti.
Oggi alcuni artisti riescono a emergere semplicemente grazie alla forza della loro musica. Grazie alla curiosità degli utenti. Oggi la musica scorre alla velocità di un mouse. Per questo Lunatik (agenzia di comunicazione fondata nel 1999), in collaborazione con le sue band e con Kataweb Musica, regala una compilation di 15 brani, da scaricare in modo gratuito.
Un puzzle sonoro che abbraccia vari generi e che si affaccia sulle odierne realtà musicali; quindi, mischiamo il mazzo e schiacciamo Play.
Gli esordi della BLESSED CHILD OPERA ("Do You Believe in Love"), band nata dalla volontà di Paolo Messere, già cantante chitarrista della noise band Silken Barb e successivamente chitarrista/tastierista dei francesi Ulan Bator, sono contrassegnati da importanti riconoscimenti da parte della stampa specializzata italiana, seppur con continui cambi di formazione. La band difatti, nonostante tutto, prosegue a grandi passi la propria carriera, lavorando alla realizzazione del terzo album, Happy Ark (2006), e prendendo parte a due compilation significative. Pop raffinatissimo e un po' demodé, con emozionanti ballate e lontani echi New Wave, caratterizza principalmente quest'ultimo lavoro, allontanandosi difatti dal sound del debutto e arricchendo dimestichezza e talento con delle buone piccole dosi di elettronica. Un occhio di riguardo è dato alle collaborazioni, come accade nel quarto album, Soldiers and Faith, in cui i B.C.O. si affiancano ai musicisti del teatro S. Carlo di Napoli, ed in particolar modo a Fabio Centurione (violoncello) e a musicisti di affine sensibilità come Valentina Cidda (Kiddy Car), pianista, attrice, regista, scrittrice. Insomma, fari puntati su questa merce preziosa .
"Sangue+Sole", brano tratto dall'ultimo lavoro dei COSMETIC, Non siamo di qui, in uscita il 9 ottobre 2008 per La Tempesta Rec., segna la ribalta di una band nata circa dieci anni fa sulle colline romagnole e cresciuta musicalmente con i My Bloody Valentine e i Sonic Youth, per poi appropriarsi del genere shoegaze, come tributo ai propri maestri.
All'alba degli anni ‘80 nascono invece i FRIGIDAIRE TANGO, dalla mente di Carlo Casale e Stefano Dal Col. Come per gran parte dei gruppi formati in quell'epoca, l'adolescenza passata ad ascoltare progressive e le sonorità provenienti dalla west coast, filtrata attraverso la riconsiderazione della musica in termini di "punk rock", rivelano quello che poi prenderà il nome di new wave. Due Lp, The Cock (1982) e Russian Dolls (1983) spinge la band di Bassano del Grappa verso la consacrazione, che arriva nel 1984, anno in cui Rockgarage inserisce l'inedita "Take over from me" nella nuova compilation della rivista e l'IRA, etichetta di Diaframma e Litfiba, chiede un demotape. Le divergenze artistiche sono come nubi nere all'orizzonte, pronte a guastare il ciel sereno e difatti, il futuro della band si incrina, fino a sciogliersi. Vent'anni dopo, esce The Freezer box, ma ancor più degno di nota è l'album L'Illusione del volo, uscito l'11 settembre 2009, contenente il brano "Natural Mente", che porta dietro di sé passione, storia, personalità e identità, esperienza e creatività .
I partenopei scalpitano, bussano, chiedono permesso per entrare nella testa e dire a voce alta "Sott' E Maccarun A' Copp". I FUNKY PUSHERTZ, provengono da Torre del Greco (Na) e propongono un rap suadente e accattivante, contrassegnati da una lingua che fa sciogliere gli animi, per fondersi con rap e funky. La crew nasce nel 2003 e nel 2004 esce il loro primo lavoro autoprodotto, Breakfast, che colpisce tutta la scena hip hop campana e non solo. Aprono poi i concerti di artisti come Almamegretta, Colle del Fomento, Cosang, Moddi-trix-kaos e nel 2008 entrano nell'orbita dell'etichetta Suonivisioni, con la quale pubblicano, il 18 aprile 2009, l'album Lunch. Il funk diviene così un marchio di fabbrica, aperto alle più varie influenze e sperimentazioni, come l'essere supportati da una vera e propria band di musicisti, sia in fase di registrazione sia durante il tour .
«È un mondo difficile», cantava nel 2000 TONINO CAROTONE. Eppure, con quella frase, l'artista di Pamplona divenne il fenomeno del momento. La sua musica è un vero e proprio omaggio alla passata canzone italiana, colonna sonora delle commedie degli anni '60 e dei primi anni '70. Nel 2008, Tonino Carotone, pubblica Ciao Mortali, un album in cui partecipano amici di lunga data come Manu Chao, Eugene Hutz dei Gogol Bordello la Bandabarò, ospiti proprio nel brano "Primaverando", presente nella compilation per veri lunatici, e che riprende in tutto e per tutto il suo stile divertente e frenetico.
Fondati e nati da un progetto di Marco Campitelli nel 1998, i MARIGOLD, subiscono diversi cambi di line - up e metamorfosi annesse prima di riuscire a trovare un equilibrio interno e musicale che gli dia modo di esprimersi al 100%. Diverse attività live e 3 demo li guidano verso un pubblico variegato e l'apprezzamento da diverse riviste musicali. Il pezzo scelto per farli conoscere maggiormente è "Tundra", contenuto nell'album Tajka, uscito il 7 settembre 2009. Sound che apre la mente e diviene sogno, idea, grazie a note primordiali, come le emozioni che suscita, senza occuparsi troppo di quel che accade attorno. Tenebroso e accattivante, amabile e perfezionabile, sotto ogni punto di vista, per divenire presto dei possibili numeri 1.
Sono uno dei gruppi più amati della scena alternativa italiana e quando si nominano, non c'è commento di ammirazione che non venga immediatamente speso in favore dei TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI. Con il singolo "Come Dio Comanda", colonna sonora dell'omonimo film, diretto dal premio oscar Gabriele Salvotores, il trio, formatosi a Pordenone nel 1994, aggiunge alla propria carriera un'altra importante occasione per farsi stimare sempre più dal belpaese. Sono passati 3 anni dalla pubblicazione dell'album La seconda rivoluzione sessuale, eppure, l'ultimo lavoro della band, riscuote ancora un gradito riscontro di pubblico e critica, per il sound riconoscibile e identificabile ricco di originalità, spensieratezza, efficacia, energia e "indipendenza" .
Tra i 15 artisti, spicca il nome di RAY TARANTINO ("Five O'Clock in The Morning"): milanese di nascita, suona dall'età di 13 anni, ma è dal 2006 che è completamente immerso nel campo della musica. In particolare, è grazie al suo stile cantautorale rock, ad alcune canzoni su Myspace e alla Massive Arts Records che deve la sua notorietà. I migliori club americani lo acclamano e Ray sbarca in Inghilterra per migliorare la lingua dei "grandi", riportando un discreto successo, fino a quando uno dei membri della band viene accoltellato e il gruppo si scioglie. L'incontro con Suze Rotolo, fidanzata di Bob Dylan, segna la sua vita artistica, ma non solo: è la seconda opportunità di ritornare nella grande mela e di esibirsi nuovamente dal vivo. Tuttavia, la personalità tormentata, e a tratti vivace, non permettono a Tarantino di andare molto lontano e l'Italia lo riaccoglie, anche se per poco tempo. È il Regno Unito a stimolare la vena creativa dell'artista eccentrico e Ray Tarantino ci ritorna per produrre ancora nuovo materiale che non riesce però a portare a termine. Solo un bruttissimo incidente sull'autostrada del sole, dal quale Ray rimane illeso, fruisce lo stimolo giusto per dare una svolta decisiva alla propria carriera in cui l'incisione è l'unica mossa da fare: l'8 maggio 2009 viene pubblicato l'album Recusant.
"Quando ero felice", singolo cantato dai GOOSE, gruppo nato nell'estate del 1998 con il nome MamaGoose, rimanda un po' alle sonorità concepite da Moltheni, anche se con un pizzico di allegria in più (che non guasta mai), ed è presente nel disco 30:40 (21 ottobre 2009), secondo lavoro della band. I riferimenti e le influenze musicali - il rock e il pop degli anni '60 e '70, ma anche il blues, il country, il punk, con alcune componenti più innovative e moderne - ritornano come ‘cari ricordi' da cui è difficile distaccarsi. E mentre tutto è più veloce, tutto è più difficile, la band sassarese ritorna sulle scene con un disco profondamente personale, pregno di emozioni, di storie vissute e favole da raccontare, sogni in cui perdersi e tracciati da seguire per non rimanere indietro, alla ricerca del tentativo di essere felici .
Dal 2001, l'11 settembre è una di quelle date che rimarrà per sempre impressa nella memoria storica a causa di un tragico evento. Ciononostante, l'11 settembre 2009, gli OCEAN DRIVE ("Codeine & Champagne") sfidano il destino, la scaramanzia, fanno scongiuri, e pubblicano Why Everybody Sucks. Il gruppo di Rovigo si forma nella prima parte del 2009, dalle ceneri degli H-Strychnine, nome storico del post - hardcore italiano. Dell'ultima formazione restano Luciano Ferraresi (voce e chitarra), Dario Mezzogori (chitarra e voce) e Andrea Mezzogori (synth e voce), ai quali si vanno poi ad aggiungere Andrea Tomanin al basso e Domenico Pepe alla batteria. L'album d'esordio sancisce quindi l'inizio di un nuovo capitolo, qualificato da melodia, energia, passione e sentimento, in cui non mancano echi al grunge dei Nirvana, ai Nine Inch Nails e ai Ministry .
Sulla scia di un rock post-grunge, post-malinconico, si adagiano anche i JTR SICKERT con il brano "Portrait of a Killer". Musica elettronica e heavy metal si fondono per essere interpretati da Tizio, Erika, Rez, Pohra, Claudio Tony Mantovani. Tra le occasioni importanti, vi è l'apertura, nel 2007, del Metal Legion Attack, assieme ai Sadist Vision Divine, Domine e Node, mentre attualmente, i Jtr Sickert sono impegnati alla lavorazione del loro primo full lenght per la BanagaRecords .
Si placano gli animi con gli STEREO PLASTICA e il loro sound, decisamente pop/rock. Il brano, "Give it up", ha sonorità amabili, un motivetto accattivante e caratterizza una band che nel corso del tempo ha cambiato diversi nomi, evolvendo il proprio sound, alla ricerca di una propria personalità artistica, ma rimanendo con una line up intatta. Il quarto album, Eleven, sembra forse essere la base per ripartire alla grande, per presentarsi in maniera più concreta al grande pubblico e per lasciarsi conoscere maggiormente.
In quest'era in cui si ha bisogno sempre più di certezze, non poteva di certo mancare GIORGIO CANALI. Madame e Monsieur (Curie), facciamo spazio al ‘Signore delle emozioni', apriamo la mente e allarghiamo gli orizzonti; lasciamoci avvolgere e stravolgere da Giorgio Canali & Rossofuoco.
La carriera di Giorgio Canali inizia verso la fine degli anni settanta come voce di varie band punk locali della scena romagnola. Eppure, è all'inizio degli anni ottanta, con l'avvento di nuove tecnologie elettroniche che, il "maestro", inizia ad interessarsi alla musica elettronica e, assieme a Roberto Zoli, dà vita a diversi progetti musicali. Nel 1990 partecipa come chitarrista e come tecnico del suono all'ultimo disco dei CCP, per poi trasferirsi in Francia e collaborare ai tour dei Noir Desir. Il 1998 è finalmente l'anno del primo progetto solista, Che fine ha fatto Lazlotoz. Seguono tante e varie realizzazioni, collaborazioni, produzioni (Verdena, Bugo), che lo rendono uno degli artisti più elogiati in Italia.
Il singolo, "Madame e Monsieur Curie", è qualcosa di spaventosamente attraente, affascinante, ricco di naturalità emotiva, che persuade e catalizza tutti i pensieri, trascina lungo gli argini della vita e acclama il battito di cuore, lo custodisce gelosamente e ti permette di ascoltarlo quietamente.
Danno un tocco di grazia e romanticismo allo stato puro, i francesi ULAN BATOR ("Soleil"), formatisi a Parigi nel 1993 da un'idea di Amaury Cambuzat e Olivier Manchion, a cui si aggiunge nel 1995 il batterista Frank Lantignac. Il primo album omonimo si fonda su una miscela di post-rock dilatato in cui la sequenza ritornello - strofa - ritornello non è rispettata per lasciare ampio spazio all'istinto musicale e alla comunicazione emozionale. Il 1998 è caratterizzato da tre episodi importanti: vengono scoperti dal Consorzio Produttori Indipendenti che li produce in Italia, il batterista viene sostituito dall'italiano Matteo Dainese e firmano un contratto con la Young Records. Il frutto di tanti cambiamenti è Ego:Echo, un disco dal suono più tagliente, anche se, dopo la sua realizzazione, Olivier Manchion lascia la band e al suo posto subentra un altro italiano, Manuel Fabbro. Con il nuovo cambio di line up, la band affronta anche un cambiamento di tipo stilistico, rinnovando il proprio repertorio musicale, ossia ampliando le atmosfere e rendendole più candide e pacate. Il sesto album, Nouvel Air, si ritrova quindi ad essere un prodotto originale, nato da una forte sperimentazione di base. A giugno 2005, Amaury e Olivier Manchion riformano il nucleo originale e ad aprile 2009, per l'etichetta Acid Cobra Records, pubblicano l'EP Soleils, contenente 5 nuove canzoni .
A chiudere la tracklist dei 15 artisti vi sono i SUPERLOWED ("Agosto 1913. Un mercoledì quantico da leoni"). Gruppo musicale, made in Campania, che con il loro estro creativo conducono in un altro mondo: in quel lato B della musica, svelato caparbiamente da note versatili e melodie singolari, facenti da sfondo ad ascendenza elettronica ed attitudine teatrale performativa. Scoperti nel 2005, durante le selezioni di Italiawave, dopo un po' di rivoluzioni interne, la formazione attuale è composta da Alessandro Ferrara (spinte dinamiche), il Cantore Biondo (leggio, tastierina a cinque pile, canzoniere biondo), Iacopo Di Girolamo (basso, ukulele, kazoo, minixilofono da tavolino, proiettore video) e Antonio Dibiase (chitarre, reazioni ausiliarie). Dal vivo sono calamite che attirano l'attenzione attraverso mimica, voce e talento. Tre elementi che gli permettono di creare un concerto/spettacolo unico .
La Compilation Lunatik è un oblò attraverso il quale si ha la possibilità di dare uno sguardo sul vasto panorama della scena alternativa italiana. Di pesci ce ne sono tanti, il difficile è individuare quali possono realmente riuscire a catturare la nostra attenzione. Il compito è arduo, ma il primo passo è affidarsi all'orecchio della Lunatik e attendere quali altri artisti riusciranno a pescare dall'acquario musicale dentro e fuori dal web.
http://www.myspace.com/blessedchildopera
http://www.myspace.com/cosmeticmusic
http://www.myspace.com/frigidairetango
http://www.myspace.com/funkypushertz
http://www.toninocarotone.eu/Home.htm
http://www.myspace.com/themarigoldband
http://www.treallegriragazzimorti.it/
http://www.myspace.com/raytarantino
http://www.myspace.com/goosesound
http://www.myspace.com/oceandrive2009
http://www.myspace.com/jtrsickert
http://www.myspace.com/stereoplastica
http://www.myspace.com/giorgiocanali
http://www.myspace.com/ulanbatorarchive
http://www.myspace.com/superlowed
IL LINK DIRETTO DA CUI SCARICARE
http://canali.kataweb.it/musica/2009/09/11/playlist-15-canzoni-gratis-per-lunatici-convinti/?ref=rephpsp3
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espalisa / Annalisa Esposito alle 15:28 musica, aavv, musica italiana, whipart
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MusicBuzz intervista lo staff di Whipart!
Una rivista innovativa in costante ricerca di progetti interessanti che spaziano dall’arte al sociale, ma scopriamo meglio chi c’è dietro whipart
1.Che cos’è whipart e quando nasce?
Whipart nasce grazie alla passione e volontà del presidente Guido Roberto Saponaro che, nel 2000, ideò un progetto artistico che allora si chiamava ArteNow. Grazie alla tenacia, Saponaro ha saputo “scovare” altri appassionati di arte che credessero nell’arte e in questo progetto. ArteNow si è mano a mano evoluto, diventando nel 2003 Whipart, ovvero “frullato d’arte”, proprio per la sua peculiarità di riuscire a trattare ogni forma d’arte a 360°, prendendo sempre più una forma ben precisa, senza modificare le finalità principali, ovvero promuovere l’arte e la cultura sul territorio Nazionale, creare contatti fra artisti ed interessati, organizzare eventi sul territorio italiano e, dallo scorso anno, di creare un legame fra arte e sociale. Nel 2008 infatti Whipart diventa associazione Onlus ed è attualmente impegnata in due specifici progetti sociali.
2.Chi siete?
Una delle prerogative di Whipart è che è un gruppo che opera su tutto il territorio italiano utilizzando il web 2.0 e la multimedialità per l’interazione necessaria all’organizzazione degli eventi e, soprattutto, la gestione del portale. Whipart può essere suddiviso in due grandi venature: la testata giornalistica e gli eventi. La testata giornalistica, che vede più di 100 redattori, è strutturata come un giornale cartaceo, Sara Scotti è la nostra direttrice editoriale, e con i caporedazione, Mario Vetrone (di Bologna) e lo storico Antonio Colecchia (di Napoli) in Whipart da ormai 9 anni. Vi sono poi le redazioni di sezione con i relativi caposervizio, gli editor e l’immancabile ufficio stampa, che cura i contatti per gli accrediti. Molti sono già giornalisti da anni, altri sono specialisti di storia dell’arte, altri ancora lavorano in televisione, o nei Musei, come anche no: Whipart è passione per la cultura e se è vero che conta in Curriculum, è anche vero che occorre passione vera per poter approfondire l’arte e la cultura a 360°. Vi sono poi i gruppi che organizzano gli eventi, a Milano, Roma, Napoli, gruppi che per forza di cose si incontrano to visu più spesso, ma che rimangono perfettamente legati con il resto di Whipart attraverso il web.
…Non avere sedi fisse rientra anche in un discorso di tipo ambientalista, che di questi tempi risulta essere fondamentale: non utilizziamo carta, non sprechiamo energia, non congestioniamo strade con i nostri spostamenti.
3.Quali progetti portate avanti?
Attualmente stiamo lavorando nel sociale, sia per quanto riguarda la testata giornalistica che gli eventi. In cantiere c’è infatti il “Quaderno addiction”, ovvero la produzione di un quaderno, una raccolta mista di poesie, racconti, interviste, aforismi e analoghi che abbiano come filo conduttore quello della dipendenza (o addiction che dir si voglia). I proventi dell’iniziativa derivanti dalla vendita a un prezzo simbolico del quaderno verranno donati ad associazioni che si occupano di risolvere problemi relativi alla dipendenza (nel campo dell’alcool e della droga). http://www.whipart.it/chisiamo/quaderno-addiction.htm
Per quanto riguarda la testata, Whipart sta prendendo un orma sempre più sociale, senza ovviamente tralasciare il resto, avviando delle rubriche con temi caldi, come la rubrica Life di Claudia Esposito*, o andando a recensire per la maggiore eventi con questo sfondo, cercando di dare un contributo anche per quanto riguarda la visibilità di questi progetti, che spesso sono snobbati dai grandi giornali.
A giro di breve c’è inoltre l’evento napoletano, “Lo Cunto del lu mare, storie di Viaggio”, alla sua seconda edizione, organizzato grazie alla collaborazione della Stazione Marittima CMM di Porta Massa. Abbiamo inoltre in cantiere un altro progetto di laboratori creativi per disabili, ma è ancora troppo presto per parlarne.
Tutti gli eventi organizzati, le collaborazioni, le partnership, possono essere visti qui:
http://www.whipart.it/chisiamo/eventi.htm
4.Quali sono secondo voi i problemi della realtà musicale italiana?
Annalisa Esposito: La maggior parte dei problemi della realtà musicale sono associati alla cultura, al tipo di ascolto al quale siamo costantemente abituati e bombardati dalle radio e dalle tv. Si perché sono soprattutto questi due mezzi di comunicazione che, inutile nasconderlo, privilegiano un certo genere e un certo tipo di musica. I noti, Ramazzotti, Ligabue, Vasco, Pavarotti, Pausini, Bocelli ed altri artisti italiani che sono rappresentati dalle più importanti Case Discografiche hanno un influenza non indifferente per quanto riguarda i passaggi radiofonici e televisivi. Questo all’estero non accade, perché ci sono molte più case discografiche, ci sono più generi musicali, c’è un mercato discografico molto più ampio che permette a chiunque di tentare, di poter dare possibilità a giovani e non. Le perdite registrabili non sono paragonabili a quelle italiane. Perché? Chiediamolo a tutti quegli artisti che per conoscere la notorietà, raggiungere un minimo obiettivo, cioè pubblicare un Ep, “scappano” all’estero, in particolare in America e poi dopo anni ed anni, grazie al passaparola in internet, divengono famosi anche nel bel paese. La differenza sta tutta nel coraggio. Passato il confine il mercato si amplia e il genere maggiormente ascoltato non è solo quello della musica leggere, ma diviene indie, black musica, indie rock, rnb, pop rock, raggae e ai giovani si da fiducia, li si sostiene, anche indipendentemente, perché si ha un pubblico, una utenza che apprezza. Oggigiorno ci sono tantissimi artisti, soprattutto giovanissimi, che non sappiamo che sono italiani, solo perché cantano in lingua inglese e quindi si sono dovuti adattare, per divenire qualcuno, ad un mercato che li ha accolti, sostenuti e che fornisce loro un sound di base sul quale potere lavorare costantemente, invece di rimanere legati sempre ai soliti schemi, ben rappresentati dalla cultura musicale italiana. Quel che deve sparire non è la musica leggera italiana e i nostri big da esportazione, ma l’approccio dei media nei confronti dei nuovi generi che solo in Italia ancora non sono conosciuti. Prendi Moltheni, c’è ancora qualcuno che non sa chi sia. Perché? Perché le case discografiche dovrebbero puntare anche su prodotti indipendenti e alternativi, e promuoverli in qualunque modo, stando sempre al passo con i tempi, per non rimanere sempre legati al passato. Seppure sia di qualità.
Beatrice Elerdini: I problemi della realtà musicale italiana in parte sono assimilabili a quelli della musica internazionale.
Il problema fondamentale è che la nostra discografia è sotto il pieno controllo delle Major. Mi spiego meglio: un cantante emergente, nel nostro paese, presenta il proprio lavoro ad una casa discografica, che solitamente tende a rivedere totalmente o quasi il prodotto.
Esiste una vera e propria monopolizzazione della musica, che viene gestita dalle più grandi e storiche case discografiche, in accordo con le principali emittenti radio e con le emittente televisive.
Per chi non ha modo di muoversi indipendentemente da questi principali canali, non potrà mai scoprire che esiste un sottobosco musicale immenso e di qualità tra le nostre strade.
In fondo quindi il problema è duplice: gli emergenti non hanno modo di farsi conoscere, a meno che non accettino di essere trasformati in prodotti commerciali e dall’altro lato un comune ascoltatore non ha modo di conoscere altri orizzonti musicali, a meno che non conosca le poche strade alternative che rimangono per venirne a conoscenza (faccio riferimento ad esempio alla rete, ai vari programmi di ascolto e download di file mp3).
Esiste poi un problema tutto italiano, legato all’esportazione del prodotto musicale nazionale: non è purtroppo un luogo comune che una band italiana venga vista dal resto dell’Europa, con diffidenza, soprattutto all’inizio.
E’ decisamente più tortuosa la via di una band o di un cantante emergente italiano, rispetto alla vita che avrebbe un emergente britannico.
Certamente è anche una questione culturale e storica di indubbia veridicità.
Esiste poi il problema per eccellenza: il mercato discografico italiano è in crisi nera e registra un forte calo nelle vendite, fondamentalmente a causa della pirateria.
Le vendite che registrano più perdite sono quelle dei cd novità e dei cd singoli.
Il responsabile di tutto questo? La rete. E’ difficile che oggi un utente decida di acquistare un cd originale, quando può scaricarlo da internet praticamente gratis. La major vedono quindi in internet il loro più acerrimo nemico. Non hanno mai saputo trarne vantaggio. Quando il mercato della musica in formato digitale si stava sviluppando le case discografiche non hanno saputo, o voluto riconoscere nella rete una grande opportunità di svolta e crescita.
5.Quali soluzioni?
Annalisa Esposito: Trovare altre fonti di supporto sarebbe un buon primo passo, per cercare di risolvere il problema dal punto di vista economico. Quel che manca sono il coraggio di mettere a disposizione dei fondi a sostegno di un mercato indipendente e alternativo. Si deve cercare di coinvolgere i giovani, l’ascoltatore, nel maggior modo possibile, per fargli capire che la pirateria musicale, il download non deve negativizzare il mercato discografico italiano, ma anzi deve essere solo un primo mezzo di ascolto per poi andare a comprare l’ep, il cd , dell’artista apprezzato. Ci sono artisti che diventano noti perché il loro brano è il più scaricato da i.tunes: questa non è una novità del momento. Internet, per l’attuale generazione, ‘esiste da sempre’ e continuerà ad essere un canale preferenziale per rimanere costantemente aggiornati, in comunicazione e per ricevere news. Per questo la promozione discografica deve ampliarsi e rendersi conto che esiste un panorama musicale talmente vasto da contenere ormai molteplici punti di vista sonori e che abbraccia un ampio raggio di utenti che farebbero carte false, per sostenere il proprio artista preferito, qualunque esso sia. Ci vogliono inoltre festival, manifestazioni culturali incentrate su più temi, occasioni di vario genere che creino possibilità future di investimento e di sostentamento.
Beatrice Elerdini: Le soluzioni, volte a risolvere il problema legato al monopolio della diffusione di musica che non sia esclusivamente commerciale, non sono di facile identificazione.
Nonostante siano esistite realtà indipendenti come ad esempio radio Rock fm, ad un certo punto non riescono a reggere il mercato e sempre per motivi economici si vedono costrette a cedere alla “concorrenza”, oppure come nel caso di Rock fm, a chiudere i battenti.
Per il problema della crisi mondiale del settore discografico, la soluzione, a detta di esperti, potrebbe essere il forte abbassamento del prezzo dei cd originali. Questo anche attraverso un intervento statale (in Italia), volto all’abbassamento dell’IVA sui cd che è pari al 20%, quando sui libri è solo del 4%! Sicuramente una guerra aperta con la rete e le sue risorse, in un momento in cui lo sviluppo del formato digitale della musica è ai massimi livelli, non porterebbe che ad una plateale sconfitta delle Major e alla morte totale della vendita dei cd.
Il mercato della musica si spinge sempre più verso un mercato “immateriale”, impalpabile a tutto questo al momento non sembra possibile porre alcun freno, probabilmente non avrebbe neppure senso.
6.La rete può essere una valido canale per il contesto artistico?
Annalisa Esposito: Certo che si. Fruire di un qualcosa che faccia accrescere o cambiare i propri gusti musicali, secondo me è qualcosa di utile, sia in positivo che in negativo. Il panorama musicale è talmente ampio che non si può pensare di potere vendere milioni di dischi senza prima avere avuto un primo riscontro, e questo è possibile soprattutto grazie alla rete, per non escludere un artista a priori. Quel che vanno migliorate sono solo le regole e i canali di diffusione. Ascoltare un disco in anteprima è una occasione, per poi gustarne a pieno il prodotto e sostenerlo comprandolo. Ma non deve essere niente altro che questo. Gli utenti hanno bisogno di essere regolarizzati per non abusare di un servizio. In questo modo si cerca di far capire che non si sta facendo altro che salvaguardare la discografia italiana, ma in particolare i giovani esordienti che molte volte non avendo fondi necessari al proprio sostentamento preferiscono mollare piuttosto che essere ascoltati. Il talento musicale, invece, va sostenuto e tutti dovrebbero capirlo. Purtroppo non siamo noi a doverlo capire ma chi crede che un cd debba costare dai 15 ai 30 euro. La crisi c’è e non si può sottovalutare, ma valide alternative si possono trovare, non censurando o colpevolizzando internet, ma sfruttandolo al meglio o in maniera limitata, cosicché tutti gli artisti siano portati ad andare avanti, non a suonare in sordina.
Beatrice Elerdini: Assolutamente sì. Del resto già da tempo ormai alcuni social network come my-space, stanno diventando un’ ottima vetrina per nuovi talenti.
Effettivamente oggi un cantante alle prime armi, senza contratto ha a sua disposizione un ottimo mezzo per farsi conoscere e per ottenere anche un possibile ingaggio con una casa discografica piccola o grande che sia.
E’ sempre in crescita il numero degli artisti che nascono dalla rete.
Un altro vantaggio di questo modo di farsi conoscere è che si ha, sin da subito, la libertà di proporre il proprio lavoro, le proprie canzoni liberamente, indipendentemente da “censure” o tagli, tipici delle major (ne abbiamo già parlato sopra).
In conclusione direi, lunga vita al web, un nuovo mondo, in definitiva una concreta alternativa ad un mercato fortemente compromesso.
7.Una previsione sulle nuove forme artistiche? Quali saranno le nuove frontiere?
Il web 2.0 è una grande potenzialità, per l’arte, la cultura, per gli scrittori che vogliono farsi conoscere (mi viene in mente il romanzo di Lorenzo Pezzato “Feisbuuc il romanzo” che ha rovesciato le normali procedure di pubblicazione**), nel campo artistico sono diverse le forme d’arte che stanno nascendo, o meglio, che magari erano già nate con l’avvento della rete ma che ora si stanno ben adattando, come l’arte che devi costruire tu, utente (penso all’opera “Il giardino”, dove su web dovevi curare le tue piantine, fino a formare un giardino grazie all’impegno degli altri utenti), ma anche ottimo è per i videomaker che possono facilmente mostrare i loro lavori e la musica.
Il web 2.0 porta un nuovo tipo di arte, c’è chi la chiama Rinascimento virtuale, buttando un occhio anche a Second Life***, c’è chi pensa più ad un nuovo manifesto del Futurismo, virtuale.
* se volete saperne di più
http://lnx.whipart.it/html/modules.php?name=Search&query=Life%20-
** se volete saperne di più
http://lnx.whipart.it/letteratura/6168/facebook-feisbuuc-intervista-pezzato-cameli.html
*** se volete saperne di più
http://lnx.whipart.it/artivisive/6119/intervista-gleman-jun-arte-second-life.html
Balla coi cinghiali 2009. Intervista ai Linea 77

D: L'ottava edizione del BALLA COI CINGHIALI Festival si terrà quest'anno dal 20 al 22 Agosto 2009 e sarà, ancora una volta, ad ingresso rigorosamente gratuito. Ci sono poche Manifestazioni in Italia, purtroppo, di questo tipo e per di più non pubblicizzate a dovere. Perché la musica dal vivo deve ancora conquistarsi la sua giusta fetta di attenzione? E una delle ragioni per le quali non riescono a sopravvivere è di carattere monetario. Quali le soluzioni per permettere che queste piccole realtà continuino ad esistere?
R (Chinaski): La musica dal vivo non riesce a conquistarsi la giusta attenzione perché per il Governo e le Istituzioni del nostro paese, la musica pop e rock non ha dignità di "Arte" e conseguentemente non è supportata dallo Stato come una forma d'arte come per esempio l'Opera. Esiste in Italia un solo tipo di intervento economico statale a supporto delle attività artistiche che si chiama FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo), pochi soldi in confronto ad altri capitoli di spesa, di cui la maggior parte viene assorbita dal Cinema (spesso sprecandoli), qualcosina dal Teatro e quel poco che resta per la Musica se lo contendono le sempre più rare Fondazioni che si occupano di Musica Classica e Opera. La nostra classe dirigente continua irresponsabilmente a non considerare queste forme di arte e cultura popolare (come la musica rock) degne di un supporto e la conseguenza diretta e paradossale, è che nel nostro paese non esiste una vera e propria industria dello spettacolo, abbiamo un atteggiamento passivo verso i mercati esteri, per la maggior parte assorbiamo quello che ci viene proposto dalla grandi multinazionali e quel poco che riusciamo ad esportare è musica tradizionale. Mi sembra riduttivo e fuorviante rispetto al patrimonio di realtà artistiche che abbiamo e che potrebbero avere grandi chances o perlomeno competere con americani e inglesi, se solo fossero messe nella condizione di farlo. Le soluzioni sono un intervento dello Stato sia a sostegno degli Artisti e degli operatori del settore, che al consumo di prodotti culturali del pubblico, abbassando per esempio l'iva sulla Musica, portandola dal 20 al 4%, come succede per i libri.
D: Venerdì 21 agosto vi esibirete davanti al pubblico di Bardineto (SV) (piccolo paese noto ai più per gli ottimi funghi e gli ottimi cinghiali, oltre che luogo strategico e fresco perché situato a 711mt. sul livello del mare e situato nell' immediato entroterra ligure) e non solo. Una ulteriore occasione per continuare a promuovere il vostro ultimo album "Horror Vacui". Che tipo di riscontro avete ricevuto fino ad ora e fino a quando pensate di rimanere in tour?
R (Chinaski): Abbiamo ricevuto un riscontro enorme e molto appagante, i nostri fan storici continuano a seguirci e se ne aggiungono nuovi ad ogni nuovo album. Quella di Bardineto è una delle ultime date che faremo prima di fermarci del tutto per fare l'album nuovo che registreremo a Los Angeles nei prossimi mesi di Ottobre e Novembre.
D: Assieme a voi, nella seconda serata del Festival, si esibiranno Motorcycle Irene, Eleven Prime, Splindeparì, A Brigà, Not An Exit e The Banshee. Che tipo di rapporto avete con la musica proposta da media, radio e tv? Siete semplici ascoltatori o siete favorevoli all'idea che qualche genere nuovo possa influire sul sound da voi proposto?
R (Nitto): siamo sempre molto aperti a tutto ciò che ci piace. Non siamo mai stata una band fossilizzata nel proprio genere musicale anche perchè troverei ancora difficile definire il genere dei linea 77. Ci muoviamo tra rock estremo, a volte metal, a volte ci sono aperture piu pop, a volte ci sentiamo più vicino al mondo hip hop. Non aprirsi a delle influenze esterne genererebbe solo il continuo ripetersi di una forma musicale che diverrebbe sterile e quasi grottesca con il passare del tempo.
D: Una Woodstock tutta italiana, dove però si mangia meglio. Ma quale altro motivo spinge artisti come voi ad esibirvi ad un evento musico-culturale indipendente, ad ingresso gratuito e organizzato interamente da volontari?
R (Chinaski): Basta quest'altro motivo, proprio il fatto che sia una situazione realizzata grazie al sudore e la passione di tante persone che lavorano spesso gratuitamente, ci spinge a simpatizzare e solidarizzare. Poi sicuramente l'aspetto gastronomico è un bonus che fa ancora più felici, visto che siamo tutti amanti della buona cucina e del buon vino.
D: Il 30 Gennaio è uscito Horror Vacui Limited Edition Cd + DVD, pubblicato da Universal, che chiude e completa un importante percorso, in questo anno ricco di cambiamenti, scelte ed esperienze. Quale istantanea, quali fotografie, scegliereste per riassumere i momenti caratterizzanti il vostro passato e il vostro presente?
R (Nitto): in questo tour abbiamo avuto la possibilità di lavorare insieme a persone che hanno lasciato un segno indelebile dentro tutti noi. Se dovessi scegliere le immagini sarebbero i volti di queste persone, Toby Wright, per esempio oppure Joe Campana, ma fare solo questi due nomi sarebbe veramente riduttivo e ingiusto. Con questo disco abbiamo creato una squadra di persone che nonostante noi non conoscessimo direttamente prima di iniziare a girare per l'Italia, ha riempito tutti i vuoti che potevamo avere sia tecnicamente parlando che in senso più intimo e affettivo.
R (Chinaski): Per me tre fotografie in tutto:
1. Los Angeles vista arrivando dalla San Fernando Valley,
2. noi e Tiziano
3. il 14 giugno 2008 a Modena quando abbiamo diviso il palco con i Rage Against The Machine.
D: Horror Vacui è La paura del vuoto. È una sensazione che vi appartiene? A cosa si riferisce?
R (Nitto): Horror Vacui è una definizione che ci piaceva perchè descriveva benissimo quello che è oggi la società consumistica.
La ricerca di qualcosa di materiale che riempia i vuoti che ognuno ha dentro di sé.
Credo che alla fine tutte le azioni dell'essere umano siano determinate da una paura intrinseca di rimanere da soli e dover conoscere e fare i conti con se stessi.
D: La vostra carriera inizia dodici anni fa dalla provincia torinese e il nome della band deriva dalla linea dell'autobus che vi conduceva alla sala prove. Quali ricordi di quei momenti vi suscitano ancora dei sorrisi e quali delle amarezze?
R (Nitto): sono passati talmente tanti anni che a volte è meglio non pensarci per paura di sentirsi troppo vecchi. I ricordi sono milioni, dall'Inghilterra, ai nostri primissimi concerti alla Principessa Isabella (un centro sociale di Torino), alla prima volta su un palco enorme come poteva essere quello dell 'Heineken o di Reading e Leeds. Devo dire che si parlava giusto in questi giorni dei tempi del Tora Tora Festival. Quello è stato un esperimento che è riuscito ad avvicinare tra loro un sacco di band musicalmente lontane ma spiritualmente affini.
Poi sarebbe stupido non dire che ci sono stati periodi terribili ma tutto è stato fagocitato dal continuo suonare assieme tra di noi.
D: Nel 1998 firmate il contratto con l'etichetta milanese Collapse Records e viene pubblicato la prima versione di Too Much Happiness Makes Kids Paranoid. Successivamente venite notati dall'etichetta inglese Earache Records, fino a giungere alla Universal Music Italia. Quale esperienza discografica vi ha permesso di sviluppare e potenziare appieno le vostre qualità artistiche?
R (Chinaski): Tutte, compresa la fase pre-Collapse in cui cercavamo di aggiustarci per conto nostro, occupandoci di tutto quello che normalmente viene seguito da case discografiche, agenzie di booking, uffici stampa. L'aver fatto esperienza autonomamente è stato determinante poi per saper affrontare la Earache, la Universal e tutte le altre realtà con cui abbiamo finora lavorato.
D: All'inizio la line up comprende anche un terzo cantante e un altro chitarrista (usciti presto di scena) ma la formazione si stabilizza con Nitto ed Emo alla voce, Dade al basso, Chinaski alla chitarra e Tokyo (diventato poi Tozzo) alla batteria. C'è un album in cui vi rispecchiate tutti e cinque? E quale canzone invece vi rappresenta singolarmente?
R (Chinaski): Ogni singolo album dei Linea 77 è rappresentativo per noi 5. La formazione incerta ha avuto vita breve e già 5 anni prima di uscire con il primo disco eravamo quelli che siamo ancora oggi. Individualmente poi ognuno ha più o meno amore verso certe cose piuttosto che altre, ma non farei un discorso di album, quanto di canzoni.
R (Nitto): Beh io posso dire che personalmente sono molto legato a "Overload" come canzone, anche se poi il mio giudizio cambia spesso e volentieri con il passare del tempo e con le esperienze che sto facendo in questo periodo. Ogni canzone si porta dietro una fetta di ricordi che in qualsiasi momento potrebbero farmi cambiare le preferenze.
"Fantasma" indubbiamente per ciò che descriveva e per il periodo in cui era uscita ci appartiene intimamente più di tutte le altre canzoni. Allo stesso tempo ci ha portato ad avere un pubblico più ampio e ci ha permesso di levarci delle bellissime soddisfazioni, sarebbe ingiusto non renderle merito.
Il disco a cui sono più legato? Un po' tutti proprio perchè ogni disco era lo specchio di un periodo che stavamo vivendo come band.
D: Il 2001 è stato un anno ricco di impegni, grazie anche ad Mtv Europe che vi dedica un trasmissione intera: Linea 77 Select. Che tipo di esperienza è stata? La rifareste? Che tipo di riscontro avete avuto da parte del pubblico?
R (Nitto): per noi era come essere presi e sparati dentro un cannone verso l'ignoto.
Arrivavamo da un piccolo paese della provincia industriale italiana per eccellenza e un secondo dopo eravamo su una televisione inglese, quando sapevi benissimo che quella stessa televisione veniva presa come riferimento sia da tutta Europa che oltre oceano.
Non ci rendevamo conto di quello che ci stava accadendo e allo stesso tempo sentivamo che le cose si muovevano ogni secondo. I ragazzi inglesi ci conoscevano e venivano a pogare e a riempire i nostri concerti.
Si aveva la netta sensazione di aver fatto la cosa giusta al momento giusto e tutte le cose coincidevano giorno dopo giorno. Poi ovviamente c'era sempre qualche lacuna con il linguaggio ma una volta saliti su un qualsiasi palco inglese, dal più piccolo pub al più grosso festival, il pubblico si divertiva, cantava e ballava sulle nostre canzoni... un'esperienza da rifare? Assolutamente si.
D: Avete suonato in giro per tutta Europa, registrato il quarto LP ai Paramount/Ameraycan Studios di Los Angeles e collaborato con produttori del calibro di Dave Dominguez e Toby Wright. Ne avete ancora di sogni del cassetto?
R (Nitto): Non avere sogni nel cassetto o comunque dei traguardi da raggiungere come band sarebbe distruttivo, perchè ci si sentirebbe ormai arrivati, e cosi non è.
Ci sono un sacco di Nazioni in cui non abbiamo ancora suonato e migliaia di palchi da solcare ancora . Un mio personalissimo desiderio è riuscire a suonare in Giappone e Australia.
D: Com'è nata la collaborazione artistica con Tiziano Ferro, confluita nel brano "I sogni risplendono" (traccia contenuta nell'album Horror vacui)?
R (Chinaski): E' nata conseguentemente ad una sua intervista con MTV dove dichiarava che gli sarebbe piaciuto collaborare con noi. L'abbiamo chiamato, ci siamo conosciuti e piaciuti ed è nata la canzone.
R (Nitto): Non c'è stato alcun pensiero meramente economico e discografico. La nostra idea era quella di far incontrare due mondi che per il pubblico sono distanti anni luce ma per noi viaggiano sullo stesso campo da gioco, ovvero la musica.
D: Ripercorrendo tappa dopo tappa la vostra carriera artistica, avendo la macchina del tempo, in quale momento vi fermereste (singolarmente) e perché?
R (Nitto): Mi fermerei nel periodo di Ketchup Suicide in Inghilterra.
Ai tempi avremmo fatto 4 o 5 tour in terra inglese, si suonava ogni giorno, ci si sentiva una vera e propria band che faceva parte di un mondo più ampio che era quello della musica, del rock.
Era un periodo ricco di uscite discografiche.. Deftones, Korn, Glassjaw, Far e un milione di altri gruppi. Un lasso di tempo vivo e in continuo cambiamento sia musicale che socio-politico-economico.
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espalisa / Annalisa Esposito alle 14:24 interviste, festival, musica italiana, linea77, whipart, balla coi cinghiali
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The Gossip – Music for Men
L’attesa è finita e i The Gossip sono tornati: Music for Men è un grosso enigma, che va svelato.
Quando Thomas Steran Eliot (1888 - 1965, poeta e drammaturgo inglese) affermò che "Il progresso di un artista è un continuo sacrificio, una continua estinzione della personalità.", di certo non poteva nemmeno lontanamente immaginare che a sfatare questo aforisma ci sarebbe stata Beth Ditto, leader indiscussa dei The Gossip, band indie-rock americana nota ai più grazie al singolo e all'album Standing in the Way of Control. Una personalità, quella di Beth, che non ha limiti: espressa in ogni suo vocalizzo, nel suo modo di apparire, nelle sue unghia scintillanti, nel suo modo di ammiccare davanti alla macchina da presa che la esalta, la espande, la promuove, la rende scintillante in tutta la sua eccentricità.
Ma la carriera dei The Gossip inizia nel 2001 con l'album That's Not What I Heard, proseguendo nel 2003 con il secondo album Movement, senza riscuotere alcun successo, fino a ché, tre anni dopo, avviene l'inaspettato e la band scala le classifiche di mezzo mondo con un singolo, "Standing in the Way of Control", che rompe gli schemi dell'indie rock a cui si è abituati, spacca le casse, esalta e conquista. E sul ricordo di quel sound adrenalinico, prende vita Music for Men, ultimo lavoro della band di Portland, uscito alla fine di giugno e che catalizza l'attenzione fin dalla prima traccia, "Dimestore Diamond". Il disco, carico di amore e romanticismo profuso in tutte le 14 tracce - non a caso in 7 brani è presente la parola ‘Love' nel titolo - e di sonorità elettriche e appassionanti, non delude le aspettative e le attese, ritrovando una Beth Ditto in splendida forma, come il resto del gruppo, Nathan (The Bass, The Guitar, Synth) e Hannah (The Drums), con i quali sarà in tour negli States almeno fino al 30 ottobre, dopodiché si spera tocchi nuovamente all'Italia, visto che l'esibizione del 15 luglio allo Spaziale Festival di Torino è stato solo un assaggio di quello che poi sarebbe stato, ascoltando Music for Men.
Album a tratti determinato e incisivo, a tratti romantico e malinconico, con quella vena distintiva di rock indie che non sbaglia mai e con quei marcati vocalizzi, tra chitarra e batteria, che creano un ritmo opportuno, tempestivo e affascinante. Tra vestiti di lustrini, pailette, borchie e smalto nero, colate di gel, ma anche tanta lacca per 43 minuti di pura energia, si forma e deforma il sound dei The Gossip, senza ma, senza se, con una sola e unica voglia: ‘Essere presenti. Ancora una volta. Per molte altre volte'.
Etichetta: Columbia Rec.
Anno: 2009
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Life in Gubbio 2009. Intervista a Michele Afferrante

D: Dal 26 al 29 agosto Gubbio diviene cornice di incontri , concerti, mostre e presentazioni teatrali dove il tema della vita verrà declinato in forme diverse. Che tipo di forma ha per voi il "senso della vita"?
R (Michele Ferrante): Il senso della vita ha le forme più varie perché non esiste un unico senso della vita ma ne esistono tanti quanti sono gli uomini che si interrogano a proposito di esso. Ciascuno ne delinea uno diverso secondo la propria esistenza, anche attraverso le diverse arti, che contribuiscono a delinearlo.
D: Una terza edizione ricca di nuovi elementi, come lo spettacolo di Erri De Luca e una serie di incontri con filosofi, sociologi, letterati. Che tipo di riscontri vi aspettati da questo tipo di incontri? Perché avete avuto la necessità di introdurre queste due diverse forme di comunicazione?
R (Michele Ferrante): Oggi viviamo in un momento dove la parola è svuotata dal suo significato, non c'è più una vera possibilità di comunicazione, bombardati come siamo da informazioni. Noi vogliamo offrire degli strumenti necessari per trovare un punto di riferimento che aiuti a interpretare la realtà che ci circonda.
Erri De Luca ha parole evocative, necessarie, così come quelle di Galimberti, parole che riguardano la comunicazione con intento critico, non solo funzionale. Anche grazie a questi due tipi di interventi, lo spettacolo teatrale di Erri De Luca e la lectio magistralis di Umberto Galimebrti, vorremmo creare un percorso per aiutare la gente a restituire ricchezza alla vita e all'esperienza di vita che di questi tempi sembra essere un po' banalizzata. Ci è sembrato interessante introdurre queste due nuove forme di comunicazione perché è un modo per mostrare qualcosa di diverso da quello che si vede in giro.
D: Con l'iniziativa ‘Il senso della vita' ogni anno proponete al pubblico un personaggio che possa dare un contributo di tipo chiarificatore all'analisi su ciò che ci circonda. Dopo Umberto Galimberti, avete già in mente qualche altro nome? Inoltre, qual è la vostra analisi chiarificatrice su ciò che ci circonda?
R (Michele Ferrante): I personaggi che vorremmo invitare sono tanti, sia italiani che internazionali: il filosofo Remo Bodei, Salvatore Amatori, Sergio Givone o Roberta De Monticelli. Tra gli ospiti internazionali ci piacerebbe ospitare James Hillman o Zygmind Bauman. Ma l'elenco potrebbe essere molto vasto...
La caratteristica necessaria è che siano pensatori in grado di fornire al pubblico strumenti utili per l'analisi della realtà, intesa anche come quotidianità, quello che viviamo tutti i giorni, non solo per quanto concerne i ragionamenti fini a stessi sul senso della vita.
Non credo possa esistere un'analisi chiarificatrice che vada bene per tutti e per ogni circostanza. Esiste un work in progress che dovrebbe essere il tentativo di recuperare una ricchezza della vita con uno sforzo interpretativo orientato a guardare la realtà nel suo divenire costante, nelle possibilità infinite che ci si presentano di fronte. È importante porre sempre attenzione all'apertura nei confronti del mondo.
D: Dal punto di vista musicale, ci sarà anche quest'anno Stefano di Battista e il suo Jazz Quintet. Una scelta sicura o una scelta per esaltare al meglio le altre proposte artistiche?
R (Michele Ferrante): Direi che è una scelta sicura perché Stefano è un vero e grande artista. Ci rivolgiamo a lui prima di tutto per amicizia, intesa come stima nei confronti di un grande artista, che fa musica di alto livello. Stefano, nonostante la sua presenza a tutte le tre edizioni, si presenta sempre con qualcosa di nuovo, anche perché il jazz è in continuo movimento, è un genere cangiante, basato sull'improvvisazione.
D: Come nelle precedenti edizioni, verrà assegnato il premio ‘Il senso di una vita' a grandi protagonisti dello spettacolo e della cultura e quest'anno toccherà a Gigi Proietti per il teatro e Nicola Piovani per la musica. In che modo riflettono "Il senso di una vita" nello spettacolo e quali sono i criteri attraverso i quali si scelgono gli artisti da premiare?
R (Michele Ferrante): Il criterio per l'assegnazione del premio "Il senso di una vita" è la ricchezza del percorso artistico compiuto. Il modo in cui le loro carriere e le loro opere riflettono il senso di una vita, lo spiegheranno direttamente loro stessi sul palco durante la premiazione. Saranno testimonianze di percorsi.
D: Per il terzo anno verrà assegnato il "Premio Internazionale Lupo di Gubbio per la riconciliazione", ispirato al celebre episodio di San Francesco che ammansisce il lupo. Un riconoscimento ricco di fascino ma allo stesso tempo importante, consegnato difatti a chi si è distinto per aver impegnato la propria vita alla ricerca del superamento delle distanze. Chi sono i candidati di quest'anno? Si può già svelare il vincitore? Ci sono tanti personaggi al mondo che potrebbero mettersi in lizza per ricevere questo premio? Voi, personalmente, a chi lo dareste?
R (Michele Ferrante): Il "Premio internazionale Lupo di Gubbio per la riconciliazione" andrà quest'anno a Parents' Circle, un'associazione israelo-palestinese che riunisce membri di famiglie palestinesi ed israeliane che hanno perso un familiare a causa della guerra ma che si impegnano quotidianamente fianco a fianco nella ricerca di un punto d'incontro per ottenere la riconciliazione tra i loro popoli attraverso il dialogo.
L'abbiamo dato a loro perché quella guerra tuttora è il nodo problematico del mondo, di tutto il mondo. Ci è sembrato che premiare questa associazione potesse essere un segno importante per mostrare che l'unica soluzione spesso è la riconciliazione, possibile solo attraverso il dialogo e il confronto.
D: Paolo Bonolis è presente fin dalla prima edizione, conduttore anche della nota trasmissione televisiva, di cui ne andrete sicuramente fieri come autori, visto il successo riscosso. Personalmente la ritengo una delle trasmissioni più belle ideate in questi ultimi anni. Quali differenze si possono riscontrare tra il collaborare alla buona riuscita di una trasmissione e adoperarsi invece per la crescita di una manifestazione pubblica?
R (Michele Ferrante): Praticamente nessuna differenza perché lavorare con Paolo significa lavorare sempre con grande energia ed impegno, essendo lui una persona con grandi qualità umane. Lui è una mente aperta, curiosa, una delle migliori persone con cui collaborare, in quanto propone sempre nuovi stimoli, essendo anche lui autore. Non c'è strumentalità nei suoi progetti perché lui ha un sano piacere nel lavorare a queste cose, lo fa con spontaneità e leggerezza.
D: Per quanto riguarda invece ‘Il senso della vita' televisivo, come avviene la scelta degli ospiti? Rivedremo ancora Bonolis indagare sul tema della vita attraverso racconti, immagini, musiche? Potete darci qualche anticipazione? Avete altri progetti in cantiere?
R (Michele Ferrante): Anticipazioni non se ne possono dare perché è ancora tutto in fase preliminare. Comunque riproporremo la stessa formula, anche per richiesta del pubblico stesso che ci ha intimato "non toccate il programma". L'idea è di riproporre lo stesso formato, è anche andato molto bene oltre che per lo share anche per quanto riguarda il gradimento da parte del pubblico. La formula rimarrà sempre quella del miscelare continuamente la riflessione "alta", filosofica, alla leggerezza, spensieratezza.
D: Tra gli ospiti d'eccezione, oltre a quelli già citati, ci saranno anche Vinicio Capossela, Roberto Vecchioni, Carlo Lucarelli, Giovanni Baglioni. Presenze importanti per una manifestazione in continua crescita. Di cosa altro ha bisogno per divenire fiore all'occhiello di una nazione ancora così poco interessata a sostenere iniziative del genere?
R (Michele Ferrante): Non credo che abbia bisogno di nulla di più. Noi mettiamo la giusta intensità in tutto ciò che facciamo. non facciamo niente strumentalmente e speriamo che ciò basti, col tempo, a trasformare Life in Gubbio in una manifestazione culturale ancora più prestigiosa. Life in Gubbio non è un "premificio" e questo non cambierà.
D: Qual è stata l'edizione che fino ad ora vi ha più entusiasmato e perché? (Ovviamente mettendo da parte quest'ultima.) E quali sono stati gli artisti che secondo voi, con le loro performance, hanno espresso appieno il concept della manifestazione?
R (Michele Ferrante): Tutti gli ospiti che abbiamo avuto hanno espresso appieno il concept di Life in Gubbio. La prima edizione con Sergio Zavoli e Alda Merini è forse quella che mi ha segnato di più, ma probabilmente ciò è dovuto solo al fatto che era la prima edizione.
D: Qual è la parte più difficile dell'essere Direttori artistici di una manifestazione pubblica?
R (Michele Ferrante): La parte più difficile è sempre la gestione del budget. L'investimento che fa il Comune di Gubbio è importante ma ci piacerebbe moltissimo che fosse proprio lo Stato ad aiutare questo tipo di iniziative culturali, che aiutano a far crescere il senso civico e a far dialogare le persone.
D: C'è un motivo particolare del perché due giovani autori scelgono proprio Gubbio per ambientare tale manifestazione artistica?
R (Michele Ferrante): Si, Renzo Manichetti (Assessore alla Cultura del Comune di Gubbio) ed io eravamo amici fin dai tempi dell'università. Dopo l'università ci siamo allontanati perché io mi sono trasferito e ho iniziato la carriera televisiva. Quando Renzo è diventato Assessore alla Cultura, mi ha chiesto che cosa si poteva realizzare per creare un evento di aggregazione e condivisione.
Poi c'è l'atmosfera che si crea a Gubbio: c'è un bel clima durante la manifestazione, i personaggi si vedono girare per il paese, passeggiando, si intrattengono con gli spettatori. È un modo "orizzontale" per avvicinarsi rompendo quella distanza che normalmente allontana pubblico e personaggi. E credo che questo clima di aggregazione sia dovuto anche alle caratteristiche del paese.
Per informazioni al pubblico: Tel.


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Mquestionamrk - One For All All For One
In uscita il 18 settembre 2009 in vinile 180 grammi, il nuovo lavoro dei Mquestionmark, One For All All For One, per la Badtrip Records si presenta come un disco per tutti e per pochi. Prodotto interamente in autonomia ma con la presenza di numerose collaborazioni, come Andrea Sologni e Alessandro Zanotti, con One for All for One, Luca Verzelloni, Simone Ronchelli e Laura Sghedoni, ritornano a comporre ricercando suoni intrinseci, melodie e parole autentiche, integrando il sound prodotto a quello del polistrumentista Filippo Rosi (ex chitarrista di Linea Viola) che entra a far parte del progetto come tastierista e chitarrista.
La formazione d'origine - Verzelloni, Rocchelli, Sghedoni - si incontra nel 2005 e dopo pochi mesi decidono di abbandonare ogni progetto parallelo (Joe Leman, Julie's Haircut, Il giorno del Pou) per dedicarsi completamente al nuovo trio, che già nell'estate dello stesso anno vince il concorso Rodie Rock Festival, organizzato dall'Associazione Frontiere Sonore. Il primo LP di debutto, Absolutely Pizza, contiene 8 canzoni nevrotiche da scantinato newyorkese di un rock crudo e scarno. Da qui partono un paio di concerti in Lombardia, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, che vanno mano a mano a rappresentare il loro punto di forza: live che con la loro freschezza, semplicità e impatto sonoro, tengono gli spettatori col fiato sospeso per la forza di partecipazione che attira spontaneamente.
Il lavoro in studio, divenuto sempre più autonomo e competente, trova il suo punto massimo nell'inverno del 2008 con la realizzazione di One For All All For One: 11 tracce, divise in Side A e Side B dal sound energico, potente, entusiasmante, coinvolgente. Un treno merci carico di note conosciute e non, a cui l'orecchio mette un po' per abituarsi, d'altronde una comunicazione immediata prevede istintività, contestazione, irruenza assecondata e abbattimento della disciplina, e l'ultimo lavoro dei Mquestionmark è una questione da approfondire, da assorbire, da lasciar scorrere nella testa, liberandosi dalle nozioni usuali, dalla conoscenze che tengono in equilibrio, per correre sul filo del rasoio alla scoperta di un lato c della musica, catartico ed emotivamente singolare all'occorrenza. Un pop explosion disegnato su un pentagramma senza linee dritte e attaccate alla ruota di una bicicletta, guidata da un ‘simpatico omino' con le ali, protagonista del fronte dell'involucro contenente il disco, la cui grafica è frutto di Sara Gavioli, giovane artista emiliana che con il suo stile fiabesco e artigianale rende giustizia al carattere principale del disco: la genuinità.
Passione, musica, indie, rock, pop, magia, sentimento,bianco e nero, con spruzzi di colori caldi, circondano One For All All For One, come un gioco fitto di emozioni e stati d'animo diversi, carico di atmosfere suadenti e persuasive, la cui parola d'ordine è: check it out!
Etichetta: Badtrip Records
Anno: 2009
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SanremoLab 2009. Intervista a Paolo Giordano
D: "Paolo Giordano, nota firma del giornalismo italiano, scrive di musica leggera sul Giornale, vive a Milano e ha sempre il volume alto". Queste le sue note biografiche fondamentali. Innanzitutto, mi piacerebbe sapere su quale canzone vale la pena lasciare il volume alto e poi faccia finta di avere un post-it vuoto, quale curiosità annoterebbe, per scoprire qualcosa in più su di lei?
R: Non c'è una sola canzone con cui bisogna alzare il volume, ce ne sono migliaia. Posso però dire quelle che mi vengono in mente sul momento: "Whole lotta love" dei Led Zeppelin, "Lullaby" dei Cure, "Give it away" dei Red Hot Chili Peppers, "Don Raffaè" di De Andrè, "I giardini di marzo" di Battisti, "Paranoid" dei Black Sabbath. Per quanto riguarda invece la curiosità su di me, sono stato il primo giornalista occidentale a entrare in Afghanistan dopo l'embargo dell'Onu. Da lì è cambiato molto il mio modo di vedere la realtà. Tra l'altro l'Afghanistan dei talebani è l'unico paese al mondo muto, senza musica: i talebani la vietarono (tranne quella sacra).
D: Passiamo ora al Sanremo Lab. Le iscrizioni per l'unico concorso che permette ai giovani di accedere al Festival di Sanremo sono aperte fino al 14 agosto. Dopo la vittoria di Arisa, all'ultima edizione della kermesse sanremese, sezione Giovani, crede che ci saranno molte più adesioni?
R: Si, in effetti ce ne sono molte. L'effetto Arisa sicuramente aiuta ma aiuta anche il bisogno sempre più insoddisfatto di trovare uno sbocco discografico per gli artisti emergenti.
D: Dal 2006, Sanremo Lab, organizzato per conto del Comune di Sanremo dalla società Sanremo Promotion Spa è un importante punto di riferimento per i giovani dai 16 ai 36 anni. Ciononostante, in un'epoca in cui il "passaparola sul web" permette di divenire noti, forse più rapidamente, concorsi del genere rappresentano ancora un preferenziale trampolino di lancio?
R: Trovatemi un gruppo che sia riuscito a sopravvivere ai 15 minuti di celebrità dovuti al web. Lily Allen e gli Arctic Monkeys, per esempio, hanno comunque dovuto scendere a patti con la discografia dopo essere diventati noti grazie al web. A ulteriore dimostrazione di ciò, posso citare anche la novità introdotta al Festival di San Remo di quest'anno: nessuno si ricorda chi ha vinto la sezione web ma tutti si ricordano Arisa.
Non mi sento comunque di escludere che in futuro il web diventi anche un modo per coltivare talenti ma per il momento non lo è.
D: La Presidenza della Commissione artistica, cambia punto di vista, avvalendosi del suo. Quali i cambiamenti che apporterà? Se ce ne saranno. Oppure quali migliorie crede che si debbano effettuare per valorizzare maggiormente il concorso?
R: Per quanto riguarda le migliorie, non credo ce ne siano da fare: un cantante passa le selezioni se ha una bella canzone, altrimenti no. Questo è un dato di fatto che non può e secondo me non deve cambiare.
Ci sono molte variazioni in cantiere per le prossime edizioni: sono comunque miglioramenti logistici non contenutistici.
D: Ad ottobre inizierà la fase delle eliminatorie e la scelta dei finalisti e a valutare i concorrenti, assieme a lei ci saranno anche Francesco Mandelli (Vj di Mtv, musicista e attore), Bruno Santori (Direttore d'orchestra, compositore e arrangiatore), Nicoletta Deponti (Dj di Rtl 102.5) e Luigi Grasso (Esperto di comunicazione musicale), ai quali si aggiungeranno nelle fasi finali Federica Gentile (conduttrice di RadioRai) ed Elena Di Cioccio (conduttrice televisiva). Ci sono dei criteri standard oppure la valutazione è decisamente soggettiva?
R: Il mio obiettivo è quello di portare la commissione dalla parte degli ascoltatori e sempre meno da quella degli addetti ai lavori dell'industria musicale e quindi di far selezionare chi fa riferimento agli ascoltatori: radio, tv e gente come Luigi Grasso che è un esperto di comunicazione musicale.
Sono loro che da sempre sanno capire se un brano è capace di essere in sintonia con gli ascoltatori oppure no.
D: Le ho rivolto la domanda precedente, perché soprattutto quest' anno abbiamo assistito, in particolare in TV, a delle valutazioni da parte di giurie presenti in talent show che alla fine hanno preferito una personalità artistica ma dinamica ad un talento a senso unico, cioè capace solo nel canto piuttosto che nel ballo o nella recitazione. A suo parere, cos'è il talento? E cosa deve avere un artista per esserlo a 360°? Quanto conta la personalità?
R: La personalità è fondamentale.
Una volta Jerry Lewis per spiegare che cos'è il talento fece un gesto: schioccò le dita. E disse: "talent is the swing". Si nota subito il musicista che ha talento, ti accorgi subito che ha qualcosa in più che ti fa schioccare le dita. Il talento non è una formula matematica.
Per quanto riguarda la figura dell'artista a 360°, non vedo quale sia la novità rispetto al passato: Mina piaceva perché era anche bella, Celentano perché ballava in modo dinoccolato...
D: Tra i docenti di eccezione, oltre a Fio Zavotti, Niccolò Agliardi, Michele Canova, quest'anno ci sarà anche Mary Setrakion, vocal coach di Nicole Kidman nel film "Moulin Rouge". Che tipo di contributo sperate dia?
R: Siamo in un momento in cui i vocal coach stanno vivendo un periodo di grande fama. Mary Setrakian è la "mamma di tutti i vocal coach" perché è l'insegnante che forma i cantanti che affrontano i musical di Broadway e anche quelli di Hollywood che affrontano parti vocali nei loro film. Tra questi, oltre alla già citata Nicole Kidman per "Moulin Rouge", Kate Winslet, Milla Jovovich, Juliette Binoche. Penso che lei potrà dare agli allievi un quadro completo di che cosa voglia dire fare il musicista a tutti i livelli.
D: AI corsi di formazione parteciperanno, in qualità di ospiti, alcuni artisti noti come Jovanotti e G. Allevi. Racconti di esperienze diverse che possono stimolare maggiormente la crescita artistica in colui che ascolta?
R: Non esattamente. Loro sono la dimostrazione che il successo è frutto di un enorme impegno e di una capacità di sacrificarsi che spesso oggi viene sottovalutata.
Sanremolab senza la mediazione della tv, permette a questi artisti di raccontare la propria vita senza nascondere nessun particolare.
D: Entro il 15 dicembre i Vincitori saranno sottoposti alla Commissione RAI che sceglierà gli artisti che parteciperanno al 60° Festival della Canzone Italiana nella categoria "Giovani". Ma Sanremo è ancora Sanremo? Se si, perché?
R: Sanremo rimarrà Sanremo finchè non nascerà una manifestazione in grado di avere una centralità nello spettacolo pari o superiore a quella che ha avuto e ha tuttora il Festival. A tanti piace criticare il Festival ma a molto pochi viene in mente di proporre qualcosa di meglio.
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espalisa / Annalisa Esposito alle 15:19 interviste, festival, musica italiana, whipart, paolo giordano, sanremolab
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Acquaviva - Millenium Klima

Millenium Klima nasce dalla fusione di due progetti musicali ad opera di Tonj Acquaviva fondatore e leader di entrambi, nato a Palermo e avvicinatosi alla musica attraverso gli strumenti etnici del sud Italia e della Cordigliera andina, passando da quelli a corde e a fiato a quelli percussivi.
Alla fine degli anni '80 l'esigenza di contaminare le musiche popolari si accompagna allo studio dei dialetti considerati come sonorità e scrittura. Collabora con varie compagnie teatrali (di sperimentazione, di figura, di avanguardia e Kitonb), sviluppando l'interesse per le percussioni e soprattutto per la composizione che lo conduce verso l'uso dell'elettronica digitale.
Nel '79 fonda il gruppo musicale Agricantus, di cui è direttore artistico e con i quali ha prodotto 10 album che tutt'ora rappresentano il fiore all'occhiello della sua carriera, oltre a vantare un importante sodalizio artistico con Teresa De Sio.
Dopo le varie sperimentazioni con gli Agricantus, considerati la più importante formazione italiana di World Music, l'uso di lingue diverse e la storica voce della cantante Rosie Wiederkehr, e l'attenzione al sociale come testimonia la collaborazione con l'ONU in progetti finalizzati alla salvaguardia dell'ambiente e dell'area del Mediterraneo, Tonj Acquaviva continua a sorprendere e a incantare con Millenium Klima.
Un disco che appoggia il progetto Q Drum di FITIL, per il trasporto dell'acqua dai pozzi ai villaggi nei paesi in via di sviluppo, ma soprattutto un mix di suoni e accostamenti, riverberi e ricerche sonore. Un territorio da esplorare attraverso 9 tracce: una perfetta colonna sonora di viaggi fantastici, animati da sogni e energia pura, esplorando quel mondo in cui viviamo e che ci appartiene, tenendo conto delle possibilità, delle realtà, dell'atmosfera, dell'ambiente, di un eco sistema al quale spesso sfuggiamo. Racconti di manipolazioni sonore, in cui l'autore dimostra la sua versatilità di polistrumentista.
A metà tra il sogno e visioni, in Millenium Klima bisogna immergersi completamente per capirne il senso e per apprezzarne le peculiarità, superando le malinconie terrene, curandosi dell'anima, dell'essere interiore, sfruttando le energie positive e catturando quelle immagini piene di luce eterea. Una musica celestiale che scandisce la vita terrena.
Etichetta: Weltlabyrinth
Anno: 2009
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espalisa / Annalisa Esposito alle 15:17 musica, alternative, elettronica, whipart
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Giardini di Mirò – Il Fuoco
Presentato a Carpi il 27 giugno in occasione del concerto in piazzale Re Astolfo, l'ultimo lavoro dei Giardini d Mirò, Il Fuoco, è un concentrato di energie, stati d'animo, incameramenti di visioni e proiezioni cinematografiche. Una botola nella quale nascondersi prima che venga il buio.
Il Fuoco è un film muto del 1915 (regia di Giovanni Pastrone, collaborazione di Gabriele d'Annunzio), appena restaurato su progetto e idea del Museo Nazionale del Cinema di Torino che ha affidato ai Giardini di Mirò il compito di musicare il lungometraggio. Tre tempi, "La favilla", "La Vampa" e "La cenere" caratterizzati da 12 tracce, con una trama esaltata dalle chitarre, linee melodiche appuntate dal violino; sogni che si trasformano grazie a percussioni ossessive e pesanti e suoni corposi culminanti in suoni celestiali; fughe di pianoforte che si consumano lentamente fino a spegnersi.
Il nucleo storico del gruppo è formato da Jukka Reverberi, Corrado Nuccini, Luca Di Mira e Mirko Venturelli. Da qualche anno è subentrato alla batteria Francesco Donadello, che ha sostituito Lorenzo Lanzi. Nel corso degli anni hanno collaborato al gruppo anche Emanuele Reverberi, Alessandro Raina, Giuseppe Camuncoli e molti altri.
La storia ufficiale dei Giardini inizia nel 1998 con il primo Ep autoprodotto e le conseguenti esibizioni live, anche se in forma embrionale il progetto nasce nel 1995 da una collaborazione fra Corrado Nuccini e Giuseppe Camuncoli (oggi noto fumettista). Il suono della band è in evoluzione. Agli esordi era maggiormente influenzato dalle sonorità "post rock" per evolversi verso un suono più intelligibile, riprendendo le strutture della forma canzone filtrata attraverso il "caleidoscopio psichedelico" del gruppo.
Gli album dei Giardini di Mirò sono esperienze soprannaturali da vivere, da condividere, da osservare e da raccontare, seppur con difficoltà, distinguendosi dalla massa che li circonda e che ci sovviene in momenti destabilizzanti. Il fuori dal comune appartiene alla talentuosa e affascinante band di Reggio Emilia. Un continuo muoversi su un filo sottile, equilibrandosi tra atmosfere e suoni ora pacati, ora ruvidi e vibranti. Una piscina d'amore in cui tuffarsi, un vento pieno di foglie. Nostalgia che afferra il cuore e si aggrappa alle lacrime per non ricadere in quell'oceano di emozioni, sparse lungo quel sentiero di colori freddi.
Anno: 2009
Etichetta: Unhip Rec
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espalisa / Annalisa Esposito alle 15:14 musica, cinema, alternative, musica italiana, indie, giardini di mirò, whipart, unhiprecords
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Luglio suona bene: riflettori puntati su Tracy Chapman
Luglio suona bene 2009, rassegna ideata, organizzata e prodotta dalla Fondazione Musica per Roma, per la settima edizione si caratterizza di numerosi protagonisti e tra i tanti, in particolare, un'artista d'eccezione: Tracy Chapman. Una donna dalla straordinaria capacità esecutiva, esibitasi il 27 luglio sul palco della Cavea dell'Auditorium Parco della Musica, emozionando il pubblico presente e confermando l'ineguagliabile talento che la contraddistingue.
Dopo diverse esibizioni per voce e chitarra, questa volta Tracy Chapman sceglie di presentarsi con tutta la sua band. L'esecuzione diviene difatti più dinamica, mettendo da parte quel tratto malinconico per far posto ad un sound più folk, rock, in cui l'ammirata songwriter sembra paradossalmente trovarsi molto a suo agio. Il suo ultimo lavoro Our Bright Future, non a caso, è carico di energia, come quella proveniente dal sole, come ci tiene a precisare la cantautrice afroamericana. La sua musica comunica sempre messaggi importanti, e Tracy non perde occasione di diffonderli nemmeno durante il concerto. D'altronde venne subito notata dalla critica, negli anni '80, proprio per il genere di musica da lei proposto: un mix di ritmo afro, folk e rock e i testi impegnati che trattano di povertà e marginalità delle periferie americane, senza dimenticare il tema della religione.
Il concerto di Tracy Chapman al Parco della Musica è stato una lunga emozione durata una ora e mezza, attraversando passato e presente, con alcuni brani tratti dal suo ultimo album e altri caratterizzanti la sua carriera, impressi nella memoria dei fan, come "America", "Baby Can I Hold You", "The Promise", "Talkin About a Revolution", "Fast Car", "She's got her ticket". Inoltre, la plurivincitrice di Grammy Awards, per questo tour ha deciso di dedicare una "cover" al pubblico presente ad ogni tappa, come ringraziamento dell'affetto dimostratole, fino ad ora, da tutti quelli che l'acclamano e accorrono numerosi ai suoi concerti. Alla calorosa platea dell'Auditorium "regala", in versione folk ovviamente, "Big Yellow Taxi" dei Counting Crows.
Infine, come da copione, quando il concerto sembra essere finito, basta attendere 5 minuti che Tracy ritorna con la sua band per eseguire ancora due canzoni: "She's got her ticket" e "Rollin' on the river (Proud Mary)" dei Creedence Clearwater Revival. Due canzoni, forse l'una l'opposto dell'altra a livello sonoro, che però scandiscano gli ultimi momenti di uno straordinario spettacolo.
Per molti Tracy Chapman è ormai sinonimo di emotività, eppure assistendo alla sua esibizione, lo strumento in grado di catalizzare l'attenzione e di far vibrare immediatamente il cuore è solo uno: la sua voce. Una voce calda, passionale, malinconica, esaltante e trainante, che anima e rigenera, incanta e ammalia, senza distinzione di sesso, etnie, età, tutti coloro che la amano, la riscoprono, la ricordano, l'apprezzando album dopo album, continuando a conquistare fan e critica.
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espalisa / Annalisa Esposito alle 15:33 musica, concerti, tracy chapman, whipart
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